Sindrome di Down migliora grazie al tè verde

Merito di un composto utile anche in caso di morbo di Crohn

Todaysalute.it –

Un composto ritrovato all'interno del tè verde potrebbe rivelarsi fondamentale per migliorare le capacità cognitive delle persone affette da Sindrome di Down, secondo uno studio comparso sulla rivista specializzata The Lancet Neurology. Un gruppo di ricercatori esperti della patologia ha condotto una sperimentazione durata circa un anno su 84 partecipanti, di età compresa tra i 16 e i 34 anni d'età: i risultati hanno evidenziato come la sostanza conosciuta come epigallocatechina gallato, composto chimico particolarmente abbondante nel tè, soprattutto appunto il tè verde, combinato con una terapia di stimolazione cognitiva, migliora la memoria visiva e la capacità di adattamento all'ambiente esterno.

L'epigallocatechina gallato ha già dimostrato numerosi benefici per quel che riguarda l'organismo: il composto è stato infatti al centro di svariati studi da parte della comunità scientifica. La sostanza si è rivelata un antivirale della EGCG; un antiossidante particolarmente potente, 100 volte più potente della vitamina C, 25 volte più potente della vitamina E e 2 volte più efficace nella protezione di cellule e DNA rispetto al resveratrolo; un antinfiammatorio utile in maniera specifica nel trattamento del morbo di Crohn, nella colite ulcerosa e nella prevenzione del cancro al colon; un antiaggregante piastrinico; e fondamentale nel controllo della glicemia e del diabete di tipo I. Oggi un nuovo beneficio si aggiunge a quelli già conosciuti in precedenza: i pazienti trattati con tè verde, oltre alla consueta terapia cognitiva, hanno registrato risultati migliori nei test.

A quanto mostrato dagli esami di neuroimaging, i cambiamenti non sarebbero solo cognitivi, con miglioramenti a livello di ragionamento, di apprendimento, di memoria e capacità d'attenzione, ma anche fisici, con modifiche della connettività funzionale dei neuroni nel cervello. Il prossimo passo sarà quello di sottoporre a test clinici i bambini affetti da Sindrome di Down: se gli esiti si sono dimostrati positivi nella popolazione adulta, con plasticità cerebrale limitata dal fatto che il cervello è già completamente formato, in linea teorica i risultati dovrebbero mostrarsi ancora migliori per quel che riguarda i più piccoli. Se confermata, la ricerca in questione sarebbe di grande aiuto per tutte le persone colpite da questa patologia, circa 38 mila solo in Italia.  

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