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In questi giorni il mondo piange la scomparsa di una delle figure più iconiche non solo dello sport, ma della società in generale: il pugile Muhammad Ali è infatti morto all'età di 74 anni, dopo una battaglia più che trentennale contro il Morbo di Parkinson. Si ritiene infatti che i primi sintomi della malattia siano comparsi già nel 1980, all'indomani della sconfitta contro Larry Holmes: la diagnosi ufficiale, comunque, non giunse prima del 1984, da parte del medico personale di colui che nacque come Cassius Clay, il Dottor Abe Lieberman. Tante se ne sono dette intorno alla ragione per cui la leggenda del pugilato si è ammalato di questa terribile malattia neurodegenerativa: per molti il colpevole sarebbe stata in primis la boxe, a causa dei tanti colpi subiti alla testa durante la carriera. Ma lo stesso Dottor Lieberman ha espresso recentemente il suo dissenso riguardo una tale ipotesi.
Durante una conferenza stampa tenutasi presso il Barrow Neurological Center di Phoenix, infatti, il medico ha escluso possa essere stato il pugilato il motivo per cui Muhammad Ali si è ammalato di Parkinson, sebbene lo stesso Clay gli avesse confidato di credere che fu proprio la lezione impartitagli sul ring da Holmes il fattore scatenante della patologia. Tuttavia, secondo Lieberman, egli non ebbe mai alcun rimpianto riguardo la carriera che si era scelto, e che l'ha portato ad essere probabilmente il più grande dello sport di sempre, anche grazie a scelte spesso impopolari, come quella di non prendere parte alla guerra in Vietnam, cosa che gli costò una lunga squalifica da parte della federazione pugilistica americana.
Ma di quel Muhammad Ali, quello che vinse la leggendaria battaglia contro George Foreman in Congo in un incontro finito nella memoria collettiva, non vi era quasi più traccia. La lotta trentennale contro il terribile morbo lo aveva lasciato oramai privo dell'uso della parola: d'altronde, non si sa quanto il campione fosse consapevole del suo ruolo pubblico, o di ciò che lo circondava, negli ultimi anni della sua vita. Il Daily Mail ha pubblicato in questi giorni alcune delle ultime foto scattate a Cassius Clay poco prima di perdere la sua battaglia col Parkinson: sguardo fisso e vuoto, occhi scavati, una profonda sofferenza a segnargli il viso. Una condizione che non è sfuggita nemmeno ai suoi famigliari. La figlia Laila ha infatti affermato in un'intervista: «Sono triste, ma ho sempre pensato che mio padre fosse intrappolato dalla malattia e ora sono contenta che abbia smesso di soffrire». I funerali si terranno presso il KFC Yum Center di Louisville, città natale di Muhammad Ali.



