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Merit Award: premiate 4 ricercatici italiane

Un riconoscimento per la ricerca italiana e femminile

L'Italia sarà pure il paese delle mille contraddizioni e delle mille cose che non vanno, ma rimane comunque un'eccellenza per quel che concerne la comunità scientifica: i nostri ricercatori sono davvero bravi, e la loro preparazione è riconosciuta in pratica in tutto il mondo. A conferma di ciò, al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), in scena a Chicago in questi giorni, quattro scienziate italiane sono state premiate col prestigioso Merit Award della Conquer Cancer Foundation. Si tratta di Marta Schirripa, 31 anni, ex studente della University of Southern California e oggi specializzanda all'Università di Pisa; Caterina Fontanella, 33 anni, specializzanda dell'Università di Udine dopo 18 mesi a Francoforte presso il German Breast Group; Carlotta Antoniotti, ventinovenne del Polo Oncologico dell'azienda ospedaliero-universitaria Pisana; e Emanuela Palmerini, 41 anni di Urbino che sta portando avanti uno studio sulla sinovite pigmentosa all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Ben chiare le motivazioni di un tale riconoscimento, che rende orgogliosa tutta l'Italia. La Dottoressa Schirripa è stata premiata per la sperimentazione condotta sul gene Inos, che può rappresentare una sorta di strumento diagnostico per l'identificazione del tumore del colon. La Dottoressa Fontanella ha portato avanti invece uno studio sulle recidive della neoplasia alla mammella. La Dottoressa Palmerini è stata protagonista di un'analisi sul Sarcoma di Ewing, condotta in collaborazione con il Royal Melven Hospital di Londra. Per finire, Carlotta Antoniotti ha ricevuto il Merit Award come riconoscimento per i suoi studi riguardanti le neoplasie al colon-retto.

Il Merit Award è uno dei più prestigiosi premi dell'oncologia mondiale, e va solitamente ai migliori giovani oncologi. «È bello vedere riconosciuto il proprio impegno a livello internazionale – hanno affermato Schirripa e Fontanella – siamo state all'estero, ma l'obiettivo mio e della mia collega era quello di tornare e continuare a fare ricerca in Italia». La Palmerini è invece una habitué di questo premio, avendolo già conquistato sei volte. «Sono felicissima – ha affermato – perché è un premio alla ricerca, ma anche un modo per accendere sempre più i riflettori sui tumori rari, spesso un po' dimenticati». Tutte e quattro sono state concordi nell'affermare che questo premio, oltre ad essere un riconoscimento per la ricerca made in Italy, risulti anche fondamentale per far capire come, nel mondo della comunità scientifica, sempre più donne marcano una differenza. 

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