Impero Romano in ginocchio: colpa dell’artrosi

Un'ipotesi ulteriore sulla caduta di Roma

Todaysalute.it –

La caduta dell'Impero Romano, uno dei regni più forti e potenti della storia, creduto incrollabile per secoli e secoli, ha attirato da sempre l'attenzione di vari storiografi ed esperti, che cercano di fornire la propria visione delle ragioni che stanno dietro alla fine di un'era che ha cambiato inesorabilmente il corso degli eventi a seguire.

Secondo Montesquieu, il problema era la decadenza morale, la corruzione, il lassismo dei costumi; per Voltaire, le invasioni barbariche e le dispute religiose; Gibbon aggiunge la diffusione del Cristianesimo; per Brown, addirittura, parlare di crollo è inesatto, ed è molto più preciso definirla come una lenta trasformazione. A queste teorie se ne aggiunge una di carattere maggiormente scientifico, avanzata ultimamente nel libro «Bones: Orthopaedic Pathologies in Roman Imperial Age», scritto a più mani dagli ortopedici Andrea Piccioli e Maria Silvia Spinelli, dalle antropologhe Carla Caldarini e Federica Zavaroni, e dalla storica Silvia Marinozzi.

Secondo questo gruppo di esperti, fu l'artrosi a mettere in ginocchio l'Impero Romano: e mai espressione fu più appropriata. Le ricerche li ha portati ad affermare che tale malattia si presentava molto presto nella vita dei Romani dell'epoca, addirittura a trent'anni, causata dall'incredibile carico di lavoro a cui lo scheletro era sottoposto e provocando fortissimi dolori a schiena e arti, ancor più debilitanti in quanto non esistevano né cure, né prevenzione a riguardo. Ogni frattura veniva infatti ricomposta alla bell'e meglio, senza intervento chirurgico; gli arti venivano ingabbiati in una antiquata struttura di legno, in attesa della guarigione. Oggigiorno, quelle stesse patologie fisiche rinvenute sui resti dell'epoca, ritrovati nelle varie campagne di scavo delle necropoli suburbane della capitale, sarebbero talmente invalidanti da costringere un soggetto a non poter lavorare o anche solo vivere sopportando un dolore così acuto, mentre all'epoca tale lusso era del tutto assente.

Per questo, gli scienziati si sono emozionati e talvolta commossi di fronte allo studio di quelle ossa, portato avanti con tecniche all'avanguardia come ad esempio la Tomografia Computerizzata multistrato di modo da valutare lesioni in precedenza impossibili da evidenziare. Il progetto, promosso e finanziato dal SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, in collaborazione con il Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'Area Archeologica di Roma, rappresenta un punto fondamentale per ricostruire le conoscenze mediche dell'epoca, che comunque si sono rivelate piuttosto avanzate per quel che concerne le tecniche di guarigione dell'osso. 

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli