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Tutti sappiamo che lo sport e l’allenamento sono salutari e portano benefici al corpo e alla mente. Ma, anche in questo caso, esagerare fa male, come quando si percorrono chilometri di corsa, ancora più chilometri in bici e quindi si conclude con una cinquantina di vasche in piscina. È questo il caso del Triathlon, disciplina combinata che ha sempre più adepti ma che – davvero – non è per tutti. Oltre al fatto che per praticarla (e amaggior ragione il discorso vale per il Pentathlon, che aggiunge anche scherma e tiro con l’arco) è fondamentale un fisico esile e longilineo, chi si cimenta con la sfida dell’Iron Man deve possedere una grande capacità di sacrificio, per sottoporsi ad allenamenti quotidiani di resistenza e per seguire uno stile di vita che non ammette concessioni, neanche minime, come una cena senza troppi limiti o di un aperitivo con gli amici.
Ancora, sottoporre il fisico ad allenamenti così intensi apre la porta alle cosiddette patologie da sovraccarico, cioè a quelle malattie che insorgono per un’eccessiva sollecitazione. Le più comuni sono le tendiniti (ma nei casi più gravi il tendine si può addirittura rompere), le borsiti e vere e proprie fratture ossee, che in soggetti che si allenano con questa intensità non sono conseguenza di un trauma, ma di una lesione che si forma nell’osso e che con il tempo e le sollecitazioni continue dà luogo a una frattura. Insomma, allenarsi sì, ma con misura e buonsenso. E attenzione al fatto che, proprio come succede con le macchine, i chilometri sono da mettere in relazione con gli anni, per cui un allenamento che può essere sostenibile a 25 anni non lo è a 45.



