Riportare in vita i morti? Yes, we can!

Lo scopo? Saperne di più sugli stati di morte cerebrale

Todaysalute.it –

In fondo il sogno della medicina è sempre stato quello: non c'è bisogno di scomodare romanzi come il Frankenstein di Mary Shelley per saperlo. Tuttavia, notizie come questa danno sempre i brividi lungo la schiena: come se l'immortalità fosse un'ossessione dei soli dottori o ricercatori scientifici, e non di tutti noi. La società di biotecnologie Bioquark ha annunciato l'avvio di un progetto il cui obiettivo ultimo è quello di riportare in vita individui clinicamente morti: e subito la mente corre ai film horror di George Romero, o alla letteratura zeppa di scienziati pazzi. E invece si tratta della realtà, tanto che il governo statunitense ha deciso di approvare la sperimentazione: consenso giunto anche dai famigliari dei 20 deceduti a seguito di una lesione cerebrale di origine traumatica su cui lo studio verrà condotto.

A questo scopo, gli esperti della Bioquark hanno messo a punto un mix di strategie, come la rigenerazione del cervello, l'iniezione di cellule staminali, la stimolazione neuronale, l'iniezione di peptidi. La strada per capire se siamo di fronte alla rivoluzione definitiva della medicina, e per comprendere se davvero l'uomo può avere la meglio anche sulla morte, considerata finora termine ultimo ed inevitabile, si preannuncia piuttosto lunga e intricata: ma non mancano le speranze di vedere qualche risultato già nel giro di alcuni mesi. La situazione verrà tenuta costantemente monitorata attraverso screening cerebrali, per verificare come reagisce il cervello clinicamente morto alle terapie, e se esistono segnali concreti di rigenerazione.

La cosa particolarmente interessante è che, in caso in effetti i ricercatori riusciranno a riportare in vita i 20 individui in questione, la loro identità verrà azzerata. È questo infatti l'effetto collaterale atteso delle terapie somministrate dagli esperti della Bioquark: il cervello dell'individuo, diciamo così, resuscitato, ripartirà completamente da zero, non ricordando dunque alcun particolare della vita precedente. Un nuovo inizio, in tutto e per tutto: o, per meglio dire, una rinascita, visto che il soggetto dovrà ricominciare da capo e imparare qualsiasi cosa si impari solitamente da bambini. Chiaramente, tale ipotesi non è affatto probabile: ma è comunque possibile. Follia? Non proprio: di nuovo, gli scienziati pazzi appartengono alla letteratura, la maggior parte delle volte. In questo caso, il vero scopo dello studio è quello di ottenere informazioni maggiori sullo stato di morte cerebrale, dunque andare a dipanare il vero mistero che si cela dietro lo stato di coma vegetativo, cosa che potrebbe risultare decisiva nell'eterno dibattito tra i sostenitori della vita in tutte le sue forme e quelli che considerano più giusto staccare la spina. La sperimentazione, infine, potrebbe rivelare anche maggiori dettagli su patologie neurodegenerative oggigiorno incurabili come morbo di Parkinson ed Alzheimer.  

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