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I neonati che piangono possono essere fonte di profondo stress per i neo-genitori, soprattutto durante le lunghe nottate: e a volte può capitare che, nel perdere la pazienza, la madre o il padre finiscano per scuotere il bambino con forza in un estremo tentativo di calmarlo. Sarà forse superfluo ricordarlo, ma si tratta non solo di una pratica profondamente sbagliata, ma che può portare a conseguenze inattese e molto gravi per il bebè. Si chiama infatti Sindrome del Bambino Scosso, o SBS con il suo acronimo: è considerata una vera e propria malattia, e può causare persino il coma, la cecità, la paralisi o la morte del bambino.
Tra i sintomi più comuni troviamo infatti convulsioni e vomito, ma anche ematomi subdurali, emorragie subaracnoidee, encefalomalacia, edema cerebrale e fratture scheletriche: il danno procurato al sistema nervoso centrale del neonato sotto l'anno d'età deriva dalle brusche accelerazioni e decelerazioni a cui il suo corpo, che ricordiamo presenta un capo dal volume e dal peso notevole rispetto al busto, viene sottoposto. Oggigiorno i medici preferiscono l'acronimo AHT, che sta per Abusive Head Trauma, rispetto al termine coniato nel 1972 dal radiologo pediatra americano John Caffey, ma la sostanza è la stessa.
Ovviamente, i danni non sono visibili a occhio nudo: è necessario una TAC, o una risonanza magnetica, alla testa del bambino per confermarne l'entità. Se nel breve termine le conseguenze più immediate possono essere vomito, convulsioni, inappetenza, irritabilità e difficoltà di sudorazione o deglutizione, e addirittura arresto cardiorespiratorio, nel lungo periodo non è infrequente trovare tra gli effetti collaterali difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell'udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva. Si può tentare di migliorare la situazione attraverso una lunga riabilitazione: ma raramente la situazione si risolve completamente.
È importante dunque far conoscere e sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo l'AHT: a volte il bambino viene scosso, infatti, semplicemente perché genitori, nonni o baby sitter non conoscono gli estremi pericoli della pratica, anche se la forza esercitata è contenuta. La frustrazione è comprensibile, ma compito di un adulto non è quello di far smettere di frignare il bebè, quanto piuttosto di cercare di capire l'esigenza alla base di un pianto disperato. Secondo stime recenti, l'AHT riguarderebbe una media di 14,7 – 38,5 casi ogni 100 mila bambini: il 35% di chi ne soffre purtroppo muore, mentre solo il 15% non sperimenta conseguenze drammatiche. Per questo motivo, la Società Italiana di Neonatologia, assieme alla nonprofit Terre des Hommes, ha deciso di concepire un'iniziativa volta a sensibilizzare riguardo la malattia, con materiale informativo da distribuire nei reparti dei nostri ospedali.



