La black list dei cibi contaminati: primi i broccoli cinesi

Cibi italiani i meno contaminati d'Europa: solo lo 0,4%

Todaysalute.it –

La verdura è buona, e fa bene all'organismo. Un'affermazione davvero difficile da smentire, se non fosse per un piccolo particolare: i pesticidi. L'inquinamento e gli agenti chimici utilizzati oggigiorno possono trasformare l'alimento più salutare nel peggiore dei cavalli di Troia. Il problema è che non tutti hanno a disposizione un kit da piccolo chimico in casa per verificare la presenza di questi composti nocivi: dobbiamo fidarci di quel che passa il supermercato, o il fruttivendolo sotto casa? Per riconoscere gli alimenti più a rischio in questo senso è la Coldiretti a venire incontro al consumatore, con una black list dei prodotti che contengono residui chimici stilata sulla base delle analisi condotte dall'Agenzia Europea per la Salute Alimentare (EFSA).

L'infame podio è occupato al primo posto dai broccoli cinesi: del campione studiato, addirittura il 92% ha presentato tracce di agenti chimici. Seconda posizione per il prezzemolo del Vietnam, con il 78%; mentre sul gradino più basso di questa speciale graduatoria troviamo il basilico dell'India, per cui la percentuale scende intorno al 60%. I dati evidenziano dunque come i prodotti nostrani, e in generale europei, siano sempre da preferire a quelli low cost: concetto a difesa del quale gli agricoltori italiani sono scesi recentemente con i propri trattori.

Come il made in Italy una volta di più dimostra di essere ligio e rispettoso delle regole in materia di cibi sani, così il primo posto della Cina nelle irregolarità riscontrate non rappresenta purtroppo una sorpresa: nel 2015 la maggior parte dei prodotti provenienti dal colosso asiatico sono stati trovati contaminati da additivi, coloranti e microtossine di ogni sorta. Un problema non da poco, visto che solo l'anno scorso le importazioni dalla Cina di concentrato di pomodoro fresco in Italia sono addirittura quintuplicate, arrivando a 67 milioni di chili, circa il 10% del totale. Ma ovviamente non sono solo Cina, Vietnam o India le nazioni da cui provengono alimenti fuori norma: problemi anche per il 33% delle melagrane dall'Egitto, per il 21% dei peperoncini dalla Thailandia, per il 10% dei piselli dal Kenya, per il 14% dei meloni e dei cocomeri dalla Repubblica Dominicana, per il 15% della menta dal Marocco. Per l'Italia la percentuale è la più bassa di tutta Europa, con lo 0,4%: un motivo in più per prediligere prodotti a km zero.  

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