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Il colesterolo rappresenta spesso lo spauracchio principale per tutti coloro i quali si sottopongono agli esami del sangue: un'eccessiva passione per cibi come formaggi e uova porta quasi sempre ad un livello di questo pericoloso steroide al di sopra del limite di guardia, stabilito sulla soglia dei 200 mg/dl. Oltre tale limite, l'organismo di un individuo rischia seriamente gravi ripercussioni: infarto del miocardio ed ictus sono solo alcune delle condizioni legate all'ipercolesterolemia. Tuttavia, la medicina moderna ha fatto un passo in più verso la comprensione di questa sostanza, dividendo il colesterolo in due categorie: quello distribuito da lipoproteine a bassa densità, o LDL, e quello distribuito da lipoproteine ad alta densità, o HDL.
Quest'ultimo è solitamente conosciuto anche come colesterolo «buono», poiché viene trasportato dal sangue al fegato, dove viene distrutto; le LDL si producono invece nel viaggio inverso, causandone l'accumulo nei vasi e, dunque, i danni al sistema cardiovascolare che alla lunga possono aumentare il rischio di patologie letali. Per questo motivo, quello distribuito da lipoproteine a bassa densità è definito colesterolo «cattivo». Un altro modo per valutare la gravità dei livelli di colesterolo nel sangue è prendere in considerazione la proporzione tra colesterolo totale e HDL: se il rapporto è superiore a 5 per gli uomini, e 4,5 per le donne, allora il soggetto è a rischio.
Tutto facile? Mica tanto: perché secondo uno studio recente dei ricercatori della University of Pennsylvania, il colesterolo «buono» sarebbe «buono» per modo di dire. Anzi: forse è persino più infingardo del cugino cattivo, perché la fama che lo precede vuole che egli si produca in attività che producono benefici per l'organismo, e dunque viene sottovalutato. Per giungere a questa conclusione, gli esperti americani hanno controllato i soggetti di vari studi: alcuni di questi erano portatori di colesterolo buono, altri di colesterolo cattivo.
Alla lunga, purtroppo, determinate malattie si sono manifestate ugualmente, sia per una categoria che per l'altra. Questo perché nonostante in teoria le lipoproteine ad alta densità trasportano il colesterolo dal sangue al fegato, ripulendolo, tale caratteristica non è uguale per tutti né costante nel tempo: questo significa che, a fronte di semplici cambiamenti che avvengono nel corso della nostra vita, il colesterolo buono può finire col trasformarsi in cattivo. Insomma, si tratta di una scoperta che non fa certo dormire sonni tranquilli noi pazienti.



