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Quando una donna si mette in testa una cosa, si sa, è difficile che non faccia tutto quanto in suo potere per ottenerla: e, di solito, ci riesce. Nina Evans, oggi 50 anni, voleva un figlio: un secondogenito per la precisione. Ma cinque anni di tentativi sono stati purtroppo vani: d'altronde, i medici avevano avvisato la donna che alla sua età non sarebbe stato facile rimanere incinta, anche a causa della presenza di alcuni miomi, piccoli tumori benigni, all'interno del suo utero, che avrebbe dovuto un giorno rimuovere tramite una complicata operazione chirurgica.
Nina, originaria della Lituania, non si è lasciata abbattere: e ha escogitato un piano di medicina fai-da-te. La donna si è inserita all'interno della vagina 500 sanguisughe, animaletti succhiasangue che nel paese dell'ex Unione Sovietica vengono utilizzati per trattare diversi tipi di patologie. D'altronde, è pur vero che la tecnica del salasso era anticamente piuttosto utilizzata, e soprattutto la medicina galenica faceva ricorso a questi invertebrati per purificare il sangue: ma l'efficacia di questa procedura, oramai caduta in disuso, era tutta da dimostrare.
Ebbene Nina Evans, dopo anni di tentativi a vuoto e dopo che i medici le avevano confermato che le probabilità di rimanere incinta erano praticamente nulle, è riuscita ad avere il secondogenito tanto agognato, all'età di 45 anni: ed è disposta a giurare che non solo il merito sia delle sanguisughe, ma anche che la loro efficacia medica andrebbe maggiormente esplorata. Grazie all'inserimento degli animaletti nella vagina non solo i miomi, che in molti casi devono essere rimossi con soluzioni estreme quali l'isterectomia, sono scomparsi, ma la donna ha affermato di aver anche notato un miglioramento del livello di soddisfazione sessuale, tanto che si sarebbe accorta di avere orgasmi molto più intensi e profondi: e dopo aver avuto un ritardo, si è precipitata dai medici, che le hanno confermato di essere incinta.
Intervistata dal Sun, la donna ha affermato che ha utilizzato questa procedura per otto mesi. Nina ha vissuto anche il momento del parto con le sanguisughe addosso: più precisamente sulla schiena, per diminuire i dolori. E, nei mesi successivi alla nascita del suo secondogenito, ha utilizzato i piccoli animaletti per stimolare la produzione di latte. Insomma, la sua testimonianza va a ridare vigore e credito ad una tecnica oramai considerata desueta, tanto che la British Association of Hirudotherapy avrebbe chiesto il permesso al governo inglese per effettuare ulteriori sperimentazioni su altri pazienti.



