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Comunità scientifica divisa intorno al controverso caso della Johnson & Johnson, multinazionale di punta del mercato dei cosmetici condannata a risarcire 72 milioni di dollari alla famiglia della donna colpita da cancro all'ovaio a causa, pare, dell'uso del talco commercializzato dalla stessa azienda. La giuria di St. Louis, Missouri, ha trovato la Johnson & Johnson colpevole in quanto non avrebbe avvisato i consumatori dei rischi legati all'utilizzo del prodotto, nonostante le preoccupazioni sollevate dall'American Cancer Society nel 1999. Si tratta di una sentenza piuttosto controversa: la maggior parte degli esperti oncologi affermano come il legame tra uso di talco e aumento del rischio di neoplasia non sia confermato. Ciò nonostante, la Johnson & Johnson si troverà ad affrontare circa 1200 cause penali di consumatori che accusano la multinazionale di non averli avvisati.
Nonostante effettivamente la correlazione non sia ancora provata, c'è chi crede che la teoria non sia campata in aria, e che le preoccupazioni dell'American Cancer Society siano fondate. Intervistato dal Telegraph Paul Pharoah, professore della prestigiosa università di Cambridge, ha affermato che sia biologicamente possibile grani di talco penetrino all'interno delle tube di Falloppio e causare un'infiammazione che, alla lunga, può aumentare il rischio di sviluppare la neoplasia. Dunque, sebbene non sia certo, secondo l'esperto britannico l'associazione tra uso di talco applicato a parti sensibili come i genitali e cancro ovarico è piuttosto plausibile. Tuttavia, ha aggiunto il professore, è altamente improbabile che una corte britannica raggiunga la stessa decisione di quella americana: il rischio di cancro ovarico è di circa il 18 per mille, e anche nel caso in cui il talco aumentasse del 20% la possibilità di sviluppare questa malattia la percentuale rimarrebbe comunque minima, circa il 22 per mille. Dunque, i principali fattori di rischio della neoplasia alle ovaie rimangono la terapia ormonale sostitutiva, l'endometriosi, il fumo e l'obesità.
Tuttavia l'esperto italiano Leonardo Celleno, Direttore del Centro Ricerche Cosmetologiche dell'Università Cattolica di Roma, è di avviso opposto rispetto al ricercatore britannico. Secondo quanto affermato durante un'intervista dell'Ansa, l'ipotesi di un effetto cancerogeno del contatto diretto di questo prodotto con una parte del corpo è altamente discutibile: per produrre un'azione tanto devastante non sarebbe sufficiente il contatto, ma l'accumulo all'interno di un organo tramite il circolo sanguigno. Comunque, ad ogni modo, anche ammesso che questa cosa possa essere avvenuta, tutti i prodotti in commercio oggigiorno vengono testati e posti al vaglio e al controllo di agenzie governative specializzate, sia negli Stati Uniti sia in Europa, prima di ottenere la possibile approvazione. Dunque è complicato ipotizzare la presenza di ingredienti pericolosi per la salute all'interno di questo tipo di prodotti.



