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«Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca!». Sono parole di Viktor Frankenstein, il geniale scienziato pazzo protagonista del romanzo che porta il suo cognome. Per i suoi folli esperimenti il medico si serviva dei cadaveri: e proprio assemblando pezzi di corpi oramai senza vita nasce il famigerato mostro che tanto ha terrorizzato e continua a terrorizzare generazioni di lettori e appassionati di cinema.
La medicina, nella storia, è spesso ricorsa ai cadaveri umani a scopi didattici: insegnanti che spiegano a tirocinanti come andare ad operare attraverso dimostrazioni pratiche. Tuttavia, specie in Italia, si tratta di un argomento tabù: in effetti il nostro è uno dei pochi paesi che vieta per legge l'utilizzo di corpi senza vita per motivi di studio o lavoro sebbene, complice anche la crisi che ci induce a risparmiare persino sul nostro funerale, il fenomeno della donazione del proprio organismo alla scienza risulta in forte crescita. Un tempo, le sale anatomiche erano zeppe di cadaveri non reclamati da nessuno: i morti senza nome, che sovente arrivavano dai manicomi. Invece, oggigiorno, le università italiane si vedono costrette addirittura a comprare i corpi dall'estero per poter fare in modo che i giovani chirurghi si esercitino.
Oltre confine, in Francia, sono invece addirittura giunti a concepire un sistema per «rianimare» i corpi donati alla scienza, così da immergere i futuri medici in situazioni sempre più realistiche, di modo che poi, una volta terminati i tirocini e i percorsi didattici, essi siano preparati ad affrontare qualsiasi tipo di emergenza. Potrà sembrare macabro, ma entro fine anno gli studenti della Facoltà di Medicina dell'Università di Poitiers potranno appunto esercitarsi con un sistema brevettato dal biomeccanico Cyril Brèque, denominato «Simlife». Tale programma permetterà ai chirurghi in erba di controllare le pulsazioni e affrontare momenti di crisi quali eventuali emorragie, sebbene i corpi su cui andranno ad operare siano in realtà senza vita.
«Simlife» permetterà agli studenti di medicina, invece che operare su manichini interattivi o suturare zampe di maiale, di intervenire in condizioni del tutto simili a quelle reali: i cadaveri «rianimati» presenteranno pulsazioni, respirazione, parametri vitali e persino organi del colore di quelli veri. Al momento tutto questo è controllato da sistemi meccanici: l'obiettivo della nuova strumentazione è quello di miniaturizzare questi sistemi, che vengono poi controllati tramite tablet attraverso un sistema wifi in grado di simulare a distanza qualsiasi situazione possa avvenire su un tavolo operatorio vero e proprio, persino appunto momenti di crisi quali la comparsa di emorragie. Entro la fine del 2016, al termine dei test di routine, a una ventina di studenti dell'ateneo francese sarà permesso di esercitarsi con «Simlife»: una tecnologia che potrà forse sembrarci macabra, ma che preparerà i futuri chirurghi in maniera più approfondita, di modo che siano pronti un domani, quando sul tavolo operatorio saranno pazienti reali a mettere nelle loro capaci mani la propria vita.



