Vita da ufficio: le 5 tipologie di colleghi più comuni

Per sopravvivere nella giungla lavorativa

Todaysalute.it –

Nel lavoro di ufficio, il rapporto coi colleghi è fondamentale per non arrivare esauriti ad ogni fine giornata: un ambiente più o meno rilassato può fare la differenza tra un posto appagante ed una mansione avvilente. D'altronde, un minimo conflitto risulta piuttosto normale laddove siano costrette a convivere, in un luogo circoscritto, varie personalità, ognuna con le proprie peculiarità, i propri pregi ed i propri difetti. Il modo migliore per mantenere un rapporto cordiale con tutti i personaggi di un ufficio, e mantenersi ad un livello quantomeno di sopravvivenza, sarebbe conoscere l'individuo, e comportarsi di conseguenza: sapere a chi confidare certe lamentele, e con chi invece esimersi, per esempio, potrebbe davvero fare la differenza in determinati casi.

Ebbene, per capire come orientarsi all'interno della giungla di un ufficio, la psichiatra di UCLA Judith Orloff in un'intervista recente al Daily Mail ha presentato il suo ultimo libro, intitolato «The Ecstasy of Surrender: 12 Surprising Ways Letting Go Can Empower Your Life», che tradotto in italiano suonerebbe come «L'Estasi dell'arrendersi: 12 modi sorprendenti in cui lasciar andare può dar più potere alla tua vita». In quest'opera, l'esperta analizza anche le varie personalità che si trovano pressoché in ogni ambiente lavorativo, dando dei consigli per riconoscerle e relazionarci con loro.

In totale le categorie identificate dalla psichiatra sono 5. Si parte dal narcisista, sempre bisognoso di attenzioni esagerate e di lodi sperticate a causa di un insano, squilibrato giudizio riguardo la propria importanza. Si continua con il drogato di rabbia, quello che risolve ogni conflitto si crei accusando, attaccando, umiliando e criticando: sempre in cerca di un capro espiatorio per delegare e negare le proprie responsabilità, agisce tentando di minare l'autostima altrui. La categoria passivo-aggressiva è parente prossima di quella dell'arrabbiato: tuttavia, tendono a reprimere e dissimulare il proprio disappunto, sebbene a denti stretti. C'è poi lo scatenatore di sensi di colpa, coloro che cioè si ritengono perennemente vittime e martiri dell'ufficio: conoscono i tasti su cui battere per indurre l'altro a sentirsi male, e dunque manipolarlo in questo modo ai propri fini. Infine ci sono i pettegoli: quelli che cercano di conquistare fiducia e stima tramite il gossip riservato, la confidenza spicciola.

Dunque, come rapportarsi a queste tipologie di colleghi? Ovviamente occorre adeguarsi e sviluppare strategie ad hoc. Con l'arrabbiato, ad esempio, quando si parla, meglio essere zen e contare fino a 10 prima di rispondere per le rime e dire qualcosa di cui ci si potrebbe pentire. Al contrario, meglio evitare di assecondare sempre la brama di attenzioni del narcisista, se non si vuole che la sua sindrome peggiori. Il passivo-aggressivo è più complicato, perché non esprime in maniera chiara quello che veramente sente: ascoltare quello che vi dice il vostro intuito, e agite di conseguenza. Per lo «scatenatore», la cosa importante è farvi sentire in colpa: precedetelo chiudendo la questione al più presto, prendendovi magari anche responsabilità che non avete, e chiedendo scusa. In ultima analisi il pettegolo: davvero vi interessa quello che dicono gli altri di voi? Non curatevi di certe voci: tanto non c'è modo di evitare che i colleghi vi parlino alle spalle. 

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