Le stagioni influenzano le nostre capacità cognitive

I periodi dell'anno attivano alcune aree e attenuano altre

Todaysalute.it –

«La nostra vita dovrebbe essere semplice e spontanea come le stagioni, con il freddo dell'inverno, il tepore della primavera, il caldo dell'estate e la dolcezza dell'autunno». Questo l'auspicio di Romano Battaglia, giornalista e scrittore italiano. Ma se la nostra vita non è semplice come le stagioni, da esse è comunque profondamente influenzata: e no, non è solo per un motivo di pigrizia durante l'inverno, e di voglia di divertirsi durante l'estate. È proprio il nostro cervello che si adegua al trascorrere delle fasi di un anno, e muta il suo funzionamento.

Questa è l'opinione dei ricercatori belgi dell'Università di Liegi, che hanno pubblicato i risultati della propria sperimentazione in questi giorni sulla rivista specializzata PNAS. Dunque in estate migliora la nostra capacità di prestare attenzione, mentre l'autunno incrementa la nostra memoria: le stagioni si susseguono, e oltre ad influenzare il nostro umore e i ritmi della vita del regno animale, impatta sulle nostre capacità cerebrali, andando ad attivarne alcune e ad attenuarne altre.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno chiesto a 28 partecipanti di trascorrere quattro giorni chiusi all'interno di un laboratorio durante i vari periodi dell'anno, di modo che non risentissero dell'effetto di fattori estranei al semplice passare delle varie stagioni e alla quantità di luce solare a cui venivano esposti. I volontari venivano sottoposti a test cognitivi mentre gli esperti ne monitoravano l'attività cerebrale tramite risonanza magnetica: al termine della sperimentazione, hanno potuto quindi confermare come le prestazioni rimanessero sostanzialmente costanti, ma a seconda del periodo cambiano le risorse impiegate.

Dunque, l'attenzione risulta appunto massima intorno al solstizio d'estate, ed è minima durante l'inverno; mentre la memoria a breve termine raggiunge il picco in autunno, per toccare il punto più basso verso l'equinozio di primavera. Secondo i ricercatori, potrebbe essere la prova di come gli esseri umani potrebbero essere biologicamente programmati per ridurre l'attività cerebrale durante l'inverno, come se andassero in letargo: cosa che potrebbe quindi determinare una ripercussione notevole per quel che concerne le capacità cognitive. 

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