Virus Zika: salgono a nove i casi in Italia

L'ONU in campo per ribadire i diritti alla salute

Todaysalute.it –

Cresce la preoccupazione per il virus Zika: sarebbero saliti infatti a nove i casi in Italia, tutti pazienti di ritorno da visite in paesi a rischio, come per esempio la Repubblica Dominicana. Il fatto che questi individui siano guariti e godano tutti di buona salute non spegne l'attenzione: nonostante infatti le cure somministrate, per esempio, presso l'Ospedale Civile di Venezia, e l'Istituto Spallanzani di Roma, clinica che aveva fronteggiato anche la recente epidemia di Ebola, abbiano sortito gli effetti sperati, rimane comunque alta l'allerta. Il virus trasmesso dalla zanzara Aedes Aegypti, la stessa dell'influenza gialla o della dengue, non ha infatti gravi ripercussioni sull'individuo in sé: tuttavia, sono sempre più schiaccianti le prove che dimostrano come possa passare da madre a feto, causando microcefalia nel bambino.

Per questo motivo, l'Alto Commissario dei Diritti Umani dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, Al-Hussein ha di recente diffuso una dichiarazione ufficiale, nella quale si raccomanda l'autorizzazione dell'utilizzo della contraccezione e, eventualmente, dell'aborto in tutti quei paesi colpiti dall'epidemia. Il Brasile, al momento, sembra la nazione che ha registrato più casi: il ministro della Sanità del paese stima che nel 2015 siano stati tra 497.593 e 1.482.70. Strettamente connesso a questa statistica sarebbe il dato sulla microcefalia infantile, patologia che in Brasile ha conosciuto un autentico boom: sono 4.783 i bambini nati con questa malattia. Un incremento dell'incidenza davvero sospetto, che ha indotto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a pensare che sia appunto un effetto collaterale della diffusione del virus Zika.

Tuttavia, gran parte delle nazioni coinvolte dall'epidemia sono di forte confessione cattolica, e non prevedono che i loro cittadini possano fare uso di contraccettivi o possano ricorrere all'aborto. Per questo è scesa in campo in questi giorni addirittura l'ONU: l'invito è quello di rivedere con urgenza leggi e politiche che restringono l'accesso a questi servizi, di modo da garantire il diritto alla salute di tutti. Tra l'altro, negli scorsi giorni è stata confermata la prima trasmissione del virus per via sessuale, avvenuta negli Stati Uniti. Ciò nonostante, i vescovi brasiliani al momento si sono opposti con forza a questa raccomandazione: e d'altronde le massime autorità non perdono occasione di ribadire come i Giochi Olimpici, in programma a Rio de Janeiro proprio per quest'estate, non siano a rischio. Anche perché si terranno in un periodo in cui in Brasile sarà inverno, con condizioni climatiche sfavorevoli per le zanzare responsabili del contagio.

Il problema è che proprio l'inverno particolarmente mite e secco, a causa del fenomeno El Nino e del riscaldamento globale, sperimentato l'anno passato nel paese carioca, sembra aver creato le condizioni favorevoli affinché la Aedes Aegypti prolificasse e si diffondesse il virus. Intanto, l'Italia si sta adoperando affinché quella che è stata definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come un'emergenza sanitaria pubblica non si diffonda nello Stivale: il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin ha affermato come siano stati aumentati i livelli di controllo e monitoraggio nel settore delle trasfusioni, con il Centro Nazionale Sangue che proibisce a chiunque abbia visitato un paese interessato dall'epidemia di fare donazioni prima di 28 giorni dal suo rientro.

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