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Carne rossa e tumori: niente allarmismi

Rischi maggiori deriverebbero dal fumo

L'International Agency for Research on Cancer, organismo in seno all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha inserito le carni lavorate, ovvero sia quelle trasformate tramite processi di salatura, affumicazione, fermentazione o qualsiasi meccanismo atto a migliorarne la conservazione o il sapore, come ad esempio i wurstel, il bacon, le salsicce, gli hot dogs, e quelle in scatola, tra le sostanze di categoria 1, vale a dire quelle cancerogene. Sono le sostanze che provocano i tumori, alla stregua di benzene, amianto e fumo.

La notizia, di ieri, ha prodotto parecchio rumore sebbene a riguardo vi fossero già state conferme dalla comunità scientifica. E quindi non sarebbe una notizia. Anche le carni rosse non lavorate, in ogni caso,  hanno subito quasi lo stesso trattamento, finendo nella categoria di quelle probabilmente cancerogene. Si tratta di una presa di posizione davvero netta, ancor più determinante in considerazione del fatto che arriva dalle massime autorità in materia.

Il motivo risiederebbe nella presenza di conservanti e prodotti da combustione all'interno di alimenti quali bacon e wurstel: secondo i dati in possesso dell'OMS, per esempio, il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto aumenterebbe del 17% ogni 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno e del 18% ogni 100 grammi di carne non lavorata al giorno. La notizia è ovviamente destinata a continuoare a fare rumore: la Assica-Assocarni, per esempio, ha rivelato come in Italia il consumo di questi prodotti è nettamente inferiore, assestandosi su circa 100 grammi di carne rossa a testa ma solo due volte a settimana, e 25 grammi al giorno di carne lavorata. Dello stesso avviso la Coldiretti, che spiega come i dati in possesso dello IARC non tengano conto delle abitudini alimentari profondamente diverse tra i Paesi, prendendo in considerazione culture come quelle americane in cui il consumo di tali alimenti sopravanza addirittura del 60% il nostro, tanto è vero che nel Belpaese per la prima volta dopo anni la spesa annua delle famiglie per i prodotti ortofrutticoli è risultata la prima voce di spesa, con la carne solo al secondo posto.

Altri dati che fanno capire come non sia il caso di lasciarsi prendere da facili allarmismi sono quelli confidati al Corriere della Sera da Carmine Pinto, Presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, che ha tenuto a precisare come le percentuali pubblicate dagli esperti IARC sulla rivista specializzata The Lancet Oncology, cioè 17% in più di probabilità di tumore del colon-retto ogni 50 grammi di carne lavorata e 18% in più ogni 100 grammi di carne non trattata, siano comunque nettamente inferiori rispetto a quelle che valutano il rischio per quel che concerne un'altra sostanza inserita nella categoria 1, il tabacco, per cui le percentuali salgono fino ad un esorbitante 400%. Ovviamente, comunque, è giusto essere informati a riguardo, per procedere con la dovuta cautela per quel che concerne le nostre abitudini alimentari: la carne rossa, d'altronde, rimane molto importante a causa della presenza di proteine, vitamine del gruppo B, ferro e zinco, tutte sostanze fondamentali per la nostra salute.   

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