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I Nobel della Chimica aprono una nuova via contro il cancro

Presto una nuova classe di medicinali anticancro

In questi giorni sono stati assegnati i premi Nobel 2015. Il Karolinska Institutet di Stoccolma, che decide ogni anno chi insignire del prestigioso riconoscimento per la medicina, ha riconosciuto l'enorme impatto degli studi di tre ricercatori, William C. Campbell, Satoshi Omura e Youyou Tu, soprattutto per quel che concerne la battaglia contro malattie che colpiscono soprattutto i paesi in via di sviluppo di Asia, Africa e Sudamerica: i primi due hanno scoperto un microrganismo che ha portato al concepimento di una cura per malattie parassitarie quali cecità fluviale e filariasi linfatica; la seconda, a partire dalla tradizione cinese, ha messo a punto l'artemisina, medicinale che ha notevolmente ridotto l'indice di mortalità legato alla malaria. Per quest'ultima scoperta, l'impatto è stato calcolato anche in termini numerici: si stima che i risultati ottenuti dallo scienziato cinese comportino la salvezza di circa 100 mila persone ogni anno solamente in Africa. Da questo si può capire quanto il premio Nobel sia stato ampiamente meitato.

Ieri sono stati rivelati dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze anche i vincitori della sezione riservata alla chimica: personaggi non meno ragguardevoli e degni di lode. Sono Thomas Lindahl, Paoul Modrich e Aziz Sancar, scienziati i cui studi portano verso un nuovo modo di concepire la prevenzione del cancro. La prospettiva delle ricerche dei tre porterebbe a farmaci in grado di rafforzare le cellule sane, rendendole ancora più vigili nel riconoscere quelle maligne, di modo da fiaccarle fino ad ucciderle e riparare in maniera tempestiva il DNA prima delle mutazioni che portano allo sviluppo delle neoplasie. Una tattica preventiva che non tornerebbe utile solo a scongiurare il pericolo di tumori, ma anche di alcune patologie rare di origine genetica.

Da questo si evince come la scoperta, da parte dei tre scienziati, del modo in cui le cellule riescono a riparare i danni che avvengono nel loro DNA, possa presentare ripercussioni notevolmente pratiche nella nostra vita di tutti i giorni, come spiegato durante un'intervista rilasciata all'Ansa da Pierfranco Conte, direttore della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica all'Università di Padova e coordinatore della rete oncologica del Veneto. «Condurre una vita sana – ha spiegato un esperto – è fondamentale per la prevenzione dei tumori, ma a volte non basta in quanto migliaia delle nostre cellule subiscono danni genetici a livello di DNA e questo a causa, per esempio, dell'esposizione ad agenti chimici che non possiamo evitare. Fortunatamente, queste cellule possiedono un meccanismo di riparazione interno, ma in certi casi questi meccanismi sono deficitari: ed è bene notare come i meccanismi di riparazione delle cellule sane siano diversi da quelli delle cellule tumorali».

Sono quattro i principali meccanismi di riparazione evidenziati dagli studi di Lindahl, Modrich e Sancar: ma questo come si ripercuote in maniera pratica sulla medicina? «Conoscere questi meccanismi – spiega ancora Conte – apre la via per la messa a punto di nuovi farmaci anticancro. La chemioterapia e la radioterapia danneggiano il DNA le cellule tumorali, che però si attivano subito per ripararsi: riparando il danno, queste cellule proliferano e la neoplasia continua a crescere. L'obiettivo, dunque, è creare una nuova classe di farmaci che disattivino la capacità delle cellule cancerogene di autoripararsi: e, conoscendone oggi il meccanismo grazie ai tre premi Nobel, è stato fatto un passo decisivo verso il concepimento di tali medicinali. Anche perché sapendo che i meccanismi di riparazione sono diversi, possiamo agire direttamente sulle cellule malate, non andando ad intaccare quelle sane». Insomma, un premio Nobel assolutamente meritato, che apre nuove speranze a centinaia di migliaia di pazienti oncologici che lottano quotidianamente per la propria vita. 

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