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Verso una pillola anticoncezionale maschile?

Tra i metodi contraccettivi maggiormente utilizzati, la pillola anticoncezionale possiede senza dubbio un posto di rilievo: la sua assunzione quotidiana viene tuttora considerata il metodo per evitare gravidanze indesiderate maggiormente efficace. Il suo meccanismo inibisce l'ovulazione attraverso l'azione di un agente estrogeno e uno progestinico. Si ritiene che nel mondo più di 100 milioni di donne ne facciano uso, sebbene la sua diffusione non sia particolarmente omogenea per questioni culturali: se in Gran Bretagna si stima che la percentuale di soggetti femminili di età compresa tra i 16 e i 49 anni si attesti intorno al 25%, in Giappone l'incidenza cala addirittura fino all'1%.

Sebbene i vantaggi della pillola contraccettiva siano indubbi, tra cui l'alto livello di efficacia, e vadano anche al di là del semplice utilizzo anticoncezionale, venendo prescritta in caso di endometriosi, ovaio policistico, dismenorrea e presentando un effetto preventivo nei confronti del tumore dell'utero, esistono anche una lista di effetti indesiderati legati alla sua assunzione. Innanzitutto non protegge da malattie sessualmente trasmissibili: inoltre, occorre un grado di precisione e accuratezza molto elevato affinché il suo potenziale anticoncezionale non vada dissipato. Le vecchie pillole aumentavano il rischio di ipertensione e malattia cardiovascolare; favoriscono infine l'insorgenza di emicrania, acne e, secondo alcuni studi, di carcinoma alla mammella, sebbene di una percentuale minima.

Tali caratteristiche potrebbero indurre le donne a pensare: ma perché dobbiamo essere sempre noi a rischiare e stare attente, e non i maschietti? La risposta affonda le radici nella difficoltà, per i ricercatori scientifici, di trovare un prodotto corrispettivo per l'uomo: un cosiddetto «pillolo», nonostante i tentativi a riguardo siano stati innumerevoli. Tuttavia, forse siamo finalmente a un punto di svolta. Una sperimentazione dei ricercatori giapponesi dell'Università di Osaka, pubblicata sulla rivista specializzata Science, ha portato alla scoperta di una proteina all'interno dello spermatozoo, chiamata calcineurina, che potrebbe finalmente rappresentare il segreto per raggiungere una pillola anticoncezionale per maschi.

Nonostante non sia la prima volta che ne venga scoperta la presenza, era sempre stato difficile stabilirne l'effettivo ruolo: grazie agli scienziati asiatici ora sappiamo che la calcineurina svolge un'azione fondamentale di regolazione della fertilità negli uomini. Nonostante nei testicoli ne esistano diverse varianti, i ricercatori in questione ne hanno isolato le due versioni principali: dalla sperimentazione condotta su cavie da laboratorio si sono poi accorti che modificandone la struttura, i topi in questione non vedevano diminuire lo stimolo sessuale, ma tuttavia lo spermatozoo perdeva la sua capacità di fecondare l'ovulo. Gli esperimenti per bloccare l'azione della calcineurina tramite farmaci noti hanno portato le cavie a perdere la propria fertilità nel giro di quattro giorni di somministrazione, e a recuperarla in una settimana di sospensione dei principi attivi. Visto che tale molecola è presente anche negli uomini, i ricercatori sembrano piuttosto sicuri che tale metodo possa funzionare anche sugli esseri umani. 

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