spot_imgspot_img

Ricostruzione mammaria, vince lo stile ibrido

Dal congresso SICPRE, fondamentali anche le associazioni

La ricostruzione mammaria in Italia è ai massimi livelli. La buona notizia viene dal 64mo congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, presieduto dal professor Riccardo Mazzola, dal 17 al 19 settembre a Milano. Nella prima giornata di lavori, grande spazio è riservato al seno, sia negli aspetti ricostruttivi, sia in quelli estetici.

«Nella ricostruzione post-tumore oggi otteniamo di routine risultati che fino a 10 anni fa erano letteralmente impensabili – dice Marco Klinger, vice-presidente -. E il confronto con gli specialisti stranieri, ben 140 a questo congresso, ci rafforza nella consapevolezza dell'altissima qualità delle cure e dei trattamenti eseguiti in Italia». Il merito di questo progresso va ricondotto, come si coglie seguendo le diverse sessioni di lavoro, a un insieme di fattori. Il primo è sicuramente rappresentato da  tecniche oncologiche sempre più conservative, seguite poi da un approccio ricostruttivo sempre più “ibrido” e dall'impiego sempre più vasto del grasso autologo, cioè prelevato dalla paziente stessa nei punti in cui è naturalmente presente e poi depurato e trasferito nel seno.

Hanno contribuito alla “rivoluzione”, last but not least, anche le associazioni attive nella lotta contro il tumore al seno, in prima fila nel sensibilizzare le donne verso gli screening periodici e nel promuovere la diffusione delle Breast Unit, le unità senologiche multisciliplinari stabilite dalla normativa comunitaria, in tutte le regioni italiane.

«La ricostruzione ibrida – chiarisce Maurizio Nava, tra i relatori della sessione dedicata alla ricostruzone mammaria – è quella che 'mixa' tecniche e dispositivi diversi: protesi, espansori, grasso e per finire i cosiddetti nuovi materiali, matrici dermiche e reti utilizzate per mascherare meglio la protesi. Fino a pochi anni fa si sceglieva una strada oppure un'altra, adesso si punta a raggiungere il miglior risultato estetico abbinando strumenti diversi. Lo si fa, ad esempio, quando si 'imbottiscono' i tessuti danneggiati dalla radioterapia con il grasso, prima di impiantare una protesi».  

Ed è infatti proprio lui, l' “odiato” grasso, l'elemento in grado di fare la differenza in termini di qualità e risultato estetico nella ricostruzione. «Il grasso nella ricostruzione mammaria ha due funzioni principali – spiega Klinger -: contribuisce a ricreare mammelle che in seguito all'intervento oncologico hanno perso forma e volume e favorisce il miglioramento delle cicatrici e dei tessuti. Entrambi gli effetti sono riconducibili alla presenza di cellule staminali adulte, in grado di indurre nei tessuti in cui vengono trasferite un importante processo di rigenerazione».

Ricavato dalla paziente stessa, il grasso come materia prima ha anche il vantaggio di essere gratis, a differenza delle costose reti e matrici dermiche che pochi anni fa hanno rivoluzionato il mondo dei dispositivi a disposizione per la ricostruzione. «La pratica ci ha dimostrato che, se si vogliono evitare sieromi e infezioni – dice Enrico Robotti, past president SICPRE – i cosiddetti nuovi materiali vanno utilizzati solo in casi ben specifici. E la prima indicazione è relativa alla dimensione: l'ideale sono le mammelle medio-piccole». Insomma, anche se la ricostruzione in one step è ormai un sogno realizzato (la paziente entra in sala operatoria con un seno ammalato ed esce con un seno ricostruito)  sottoporsi a un ritocco in un secondo tempo può fare la differenza.

FonteSICPRE
spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli