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Non solo burnout: il 40% dei lavoratori colpiti da brownout

Sotto accusa il ruolo della recessione e della tecnologia

Recentemente, a causa di alcuni fatti di cronaca che per esempio hanno coinvolto il pilota della Germanwings Andreas Lubitz, considerato il responsabile del disastro aereo in cui hanno perso la vita 150 persone, i media hanno posto l'attenzione su di un disturbo psicologico ritenuto relativamente nuovo: la sindrome da burnout. Tale condizione colpisce precipuamente chi è sottoposto a forte stress in ambito lavorativo, magari a causa di responsabilità particolarmente difficili da fronteggiare: ciò nonostante non colpirebbe solo professionisti dalle cui doti dipendono le vite di altre persone, ma in generale tutti quelli che possiedono una mansione. Le caratteristiche associate al burnout prevedono il deterioramento dell'impegno e delle emozioni nei confronti del lavoro, che portano ad un problema di adattamento nei confronti di quest'ultimo, a fronte di richieste ed esigenze sempre più asfissianti. Tale patologia porta ad un rapido declino dello stato di salute, mentale e fisico, di chi ne soffre: il rischio di depressione e psicosi risulta alla lunga molto alto.

Tuttavia, non si tratta della sola condizione psicologica che può affliggere un professionista in ambito lavorativo: ultimamente gli esperti hanno iniziato a parlare di sindrome da brownout, che tradotto alla lettera sta ad indicare un calo di tensione. Secondo uno studio della Corporate Balance Concepts, pubblicato sulla rivista specializzata Harvard Business Review, il 40% dei lavoratori soffrirebbe di questa particolare condizione, che prevede disimpegno, demotivazione, perdita di interesse, insoddisfazione, letargia nei confronti della propria mansione. Se i sintomi, nella fase iniziale, descrivono un disturbo piuttosto leggero, non così grave quanto l'analoga sindrome da burnout, da considerarsi una sorta di fratello maggiore, alla lunga in realtà anche questa patologia mentale, sebbene considerata reversibile, può dar luogo ad effetti indesiderati anche gravi, andando a ripercuotersi pesantemente anche sulla vita privata, all'interno della quale possiamo ritrovarci ad essere passivi-aggressivi, maggiormente introversi, indifferenti nei confronti di chi ci circonda.

Per giungere a questa conclusione, l'azienda in questione ha prodotto un'analisi su mille dipendenti: ciò che è emerso dalla sperimentazione è che il 5% di essi soffriva di burnout, mentre addirittura il 40% di brownout. Addirittura sull'Harvard Business Review si legge di un amministratore delegato in particolare, che si ritiene talmente oberato di lavoro che di tanto in tanto si trova letteralmente a sperare «in un attacco cardiaco… almeno sarebbe una via di fuga onorevole». Il professore di psicologia organizzativa della Manchester Business School, Cary Cooper, ha spiegato in questo modo cosa significhi soffrire di brownout nella vita di tutti i giorni: «Non sei interessato a nuove idee, non sei proattivo, sei meno comunicativo e socievole. Trovi qualsiasi scusa per non presentarti in ufficio: un comune raffreddore, diventa influenza».

Una delle cause della comparsa di questa sindrome risiede ovviamente nel periodo di recessione economica che ci troviamo a vivere, e dei cambiamenti che si ripercuotono sulle vite dei professionisti: il lavoro diventa monotono, ripetitivo, non stimolante; le aziende tendono a licenziare senza rimpiazzare i propri dipendenti; le responsabilità si accumulano; il rischio di essere i prossimi a dover abbandonare la scrivania rimane sempre alto; è difficile poter fare carriera; tutte cose che rappresentano una notevole fonte di stress. Anche la tecnologia ha giocato un ruolo decisivo: a causa degli smartphone, fondamentalmente, è come se fossimo sempre al lavoro, rendendo difficile lo staccare e il ricaricarsi. Come combattere questo disturbo? Il primo consiglio che arriva dagli psicologi è quello di andare dal proprio capo e spiegargli il bisogno di una nuova sfida che risulti maggiormente stimolante e motivante; se il problema è la mole di lavoro, affermare che la quantità di responsabilità semplicemente non permette di dedicare sufficiente attenzione a materie importanti; tentare di cambiare stile di vita per uno più sano, caratterizzato da un'alimentazione corretta e da attività fisica; spegnere i dispositivi elettronici il più a lungo possibile, specie se in vacanza; guardarsi intorno in cerca di una mansione più interessante. 

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