Ipotesi choc: il morbo d’Alzheimer può essere contagioso?

Possibile trasferire la demenza tramite trasfusione?

Todaysalute.it –

Il morbo d'Alzheimer rappresenta la forma di demenza più comune nell'essere umano: si tratta di una patologia neurodegenerativa che si ritiene dovuta alla formazione di placche, definite amiloidi, nel cervello. Tuttavia, nonostante siano stati condotti diversi studi a riguardo dalla comunità scientifica, rimane al momento una condizione misteriosa: il trattamento è volto non già a curare la malattia, bensì a rallentarne i sintomi più invalidanti, a diminuire la velocità del decorso. Inoltre, tuttora non se ne conoscono appieno cause e progressione.

A conferma di ciò arriva dalla Gran Bretagna un'analisi che ipotizza che anche il morbo d'Alzheimer possa avere origine infettiva: un'ipotesi non nuova ma finora sempre scartata dalla comunità scientifica in quanto mai dimostrata. L'analisi dei ricercatori del University College di Londra, pubblicata sulla rivista specializzata Nature in questi giorni, ha infatti evidenziato come, in linea teorica, sia possibile trasmettere la patologia neurodegenerativa tramite semplici operazioni sanitarie quali trasfusioni, operazioni al cervello o interventi odontoiatrici.

Per giungere a questa conclusione occorre fare un passo indietro, e parlare di un'altra malattia che rappresenta una forma di demenza: la Creutzfeldt-Jakob. Tale condizione, tornata alla ribalta a causa della sua connessione con la encefalopatia spongiforme bovina, detta più comunemente «morbo della mucca pazza», è legata al ruolo dei prioni, acronimo di particella infettiva solamente proteica, che causano anche in questo caso placche amiloidi che vanno a distruggere le cellule nervose del cervello: sintomi comuni sono perdita di memoria, allucinazioni, atassia, convulsioni, cambiamenti della personalità.

Oggigiorno la somatotropina, definita anche come ormone della crescita o GH, viene prodotta in laboratorio attraverso la tecnica del DNA ricombinante: la sua diffusione quale farmaco o integratore è legata anche ad ambienti sportivi, dove viene utilizzata come sostanza dopante, o come ingrediente di terapie anti-invecchiamento. Ciò nonostante negli anni '80 alcune patologie che colpivano per lo più i bambini, tra cui il nanismo ipofisario, venivano curate attraverso la somministrazione di ormone della crescita ricavato dall'ipofisi di cadaveri di giovani uomini o scimmie: per ricavarne un farmaco ne occorrevano a migliaia, cosa che aumentava notevolmente il rischio di contrarre appunto la malattia di Creutzfeldt-Jakob, trasmessa a circa il 6% dei bambini che hanno assunto GH in questo modo.

I ricercatori di Londra hanno appunto condotto un'autopsia su otto persone ancora giovani morte proprio a causa di questa infezione: e nel cervello, oltre ai prioni, sono state trovate tracce di beta-amiloide senza che nessuno di essi presentasse alterazione dei geni tipica dell'Alzheimer, cosa che ha indotto i neurologi britannici a ipotizzare che anche la forma di demenza conosciuta come la più comune possa essere infettiva e trasmettersi attraverso ferri chirurgici o trasfusioni. Ovviamente si tratta di un'ipotesi ancora azzardata, che necessita di ulteriori approfondimenti: la stessa rivista che ha pubblicato la notizia si chiede se non sia semplicemente un discorso di accelerazione di evoluzione di Alzheimer latente a causa dei prioni, e che al momento non esiste alcuna prova scientifica che confermi che il morbo sia infettivo. Tuttavia, magari, la chiave della comprensione di questa patologia ancora per certi versi misteriosa può risiedere nello spiegare il rapporto tra prioni e beta-amiloide.  

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