Commuoversi fa bene: il pianto migliora il nostro umore

La ragione forse risiede in un rilascio di ossitocina

Todaysalute.it –

«Provo a riderci su, mascherando quello che provo con delle bugie; provo a riderci su nascondendo le lacrime agli occhi, perché i ragazzi non piangono». Più o meno è questa la traduzione letterale di una delle più famose canzoni del gruppo musicale «The Cure», dal titolo «Boys don't cry». Il pezzo parla di una delusione d'amore, dei rimpianti che il cantante prova verso la fine di una storia, di tutto quello che farebbe il protagonista se solo non sapesse per certo che, oramai, è tutto inutile: lei non cambierà idea, non tornerà più indietro. Una cosa che lo riempie di tristezza, tanto da fargli venire le lacrime agli occhi: lacrime da ricacciare indietro, da nascondere, poiché gli uomini, i veri uomini, non piangono, anche quando vorrebbero.

Mostrare il cosiddetto lato femminile di sé viene spesso, in maniera errata, scambiato come una dimostrazione di debolezza, di scarsa mascolinità: mentre, in realtà, è stato dimostrato che un buon pianto quando ci sentiamo a terra aiuta sia gli uomini sia le donne a sentirsi meglio in seguito. Questo è quello che emerge da uno studio dei ricercatori olandesi della Tilburg University, pubblicato sulla rivista specializzata Motivation and Emotion. Per giungere a questa conclusione, gli esperti dei Paesi Bassi hanno sottoposto sessanta uomini e sessanta donne alla visione di due film profondamente commoventi: il primo è «Hachiko – Il tuo migliore amico», bellissima storia ispirata a fatti realmente accaduti dell'incredibile rapporto simbiotico tra un uomo e il suo cane di razza Akita, che lo attende pazientemente tutti i giorni in stazione di ritorno dal lavoro anche dopo che il padrone, per un malore, muore; il secondo è il nostro «La vita è bella», pellicola che è valsa a Roberto Benigni ben tre premi Oscar, tra cui miglior attore protagonista.

I volontari sono stati intervistati prima e dopo la visione di questi due film, per capire il loro stato d'animo. Circa il 60% dei partecipanti ha pianto di fronte alla storia di Hachiko, mentre il tono comunque scanzonato con cui l'artista toscano ha affrontato il terribile tema dell'Olocausto e di ciò che questa tragedia comporta nella vita di una famiglia ebrea ha portato alle lacrime il 45% dei soggetti. Ovviamente, come prevedibile, sono state le donne a rimanere maggiormente commosse dalle due pellicole: tuttavia, il dato più interessante evidenziato dallo studio riguarda lo stato d'animo dei volontari. Coloro i quali non hanno pianto hanno rivelato come il loro umore fosse rimasto tendenzialmente invariato rispetto all'inizio della visione dei film: mentre, chi si era lasciato sfuggire qualche lacrima, si dichiarava maggiormente triste.

Ciò nonostante, tale malinconia si distingueva per la sua scarsa durata: dopo circa venti minuti l'umore tornava allo stato iniziale, mentre dopo circa un'ora o due gli individui che si erano commossi si sentivano molto meglio. Secondo i ricercatori olandesi, la ragione potrebbe risiedere nelle reazioni chimiche che avvengono all'interno del nostro cervello dopo un buon pianto: in particolare, la commozione potrebbe aumentare il rilascio di ossitocina, ormone connesso a sentimenti positivi quali comportamento materno, amore, sessualità. Un'altra possibilità potrebbe risiedere nello sbalzo d'umore repentino, che induceva i soggetti a credersi più felici. Quale che siano le motivazioni, sembra proprio che il pianto possa provocare effetti positivi a lungo termine sul nostro umore: prima di questo studio, era stato evidenziato come fosse il riso a migliorare il nostro stato di salute, in particolare a livello mentale e cardiaco. 

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