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Sopravvivere a un ictus non è facile: chi ci riesce di solito non riesce mai a recuperare del tutto e il percorso di riabilitazione è lungo e tortuoso, ma anche l’esistenza di chi lo assiste e in particolare del coniuge diventa molto difficile e a risentirne è lo stato di salute generale sia fisico che mentale: lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Stroke e condotto presso l’università di Göteborg.
Gli autori del lavoro di ricerca hanno analizzato i dati relativi a 248 persone, con meno di 70 anni, che sono sopravvissute a un ictus e hanno raccolto informazioni anche sullo stato di salute, fisica e mentale, dei loro coniugi, nessuno dei quali colpito da ictus.
I coniugi dei pazienti con ictus hanno evidenziato durante i 7 anni dello studio una restrizione nella vita sociale, non solo nell’immediato dopo ictus, ma anche nel corso del tempo.
Il 16,5% dei pazienti che hanno subito un ictus nel corso dello studio hanno subito un nuovo ictus e i coniugi a causa delle cure prestate, hanno evidenziato un livello di stress e di decadimento fisico e cognitivo ben superiore al decadimento di coniugi con un compagno che non aveva mai subito ictus.
Lo studio in questione sottolinea come è necessario supportare non solo chi ha subito un ictus, ma anche chi lo assiste, in particolare il coniuge, perché anche se non ha subito un ictus la sua salute fisica e mentale è a forte rischio.



