Todaysalute.it –
«Quando apro il giornale, leggo sempre le pagine dedicate allo sport. Vi si parla infatti delle imprese compiute da uomini e donne, e delle loro vittorie. Mentre la prima pagina parla, in genere, dei loro fallimenti». Così parlava Earl Warren, politico che tra le altre cose presiedette l'omonima commissione chiamata a dipanare, con poco successo per la verità, l'omicidio del Presidente John Fitzgerald Kennedy. Chi pratica sport, si allena a fondo per andare alla ricerca di una gloria personale che lo renda immortale nella mente di chi lo osserva; chi non lo pratica, lo segue e tifa per il suo campione preferito, anche di fronte ad un divano, anche se lui non potrà mai sentirlo, anche se magari cova un briciolo d'invidia osservando individui di maggior talento e successo di lui.
Ma cosa rende un fuoriclasse quello che è? Per citare Cassius Clay, «i campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall'interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione»; secondo il tennista Rafael Nadal, «la forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni»; secondo la Harvard Medical School di Boston, la spiegazione è molto più semplice. In uno studio pubblicato recentemente sulla rivista specializzata Cell Metabolism, i ricercatori dell'ateneo americano hanno svelato la presenza, nel nostro organismo, di un particolare ormone, chiamato irisina: individuato nel sangue umano, la produzione di questa speciale proteina aumenta all'aumentare dell'esercizio fisico. Per questo, l'irisina è già stato ribattezzato «ormone dello sport».
Per la verità, la scoperta di questo ormone non rappresenta una novità: gli stessi ricercatori ne avevano denunciato la presenza nel muscolo scheletrico delle cavie da laboratorio già nel 2012, pubblicando i risultati della loro analisi sulla rivista specializzata Nature. Tuttavia, l'effettiva esistenza dell'irisina nel corpo umano era stata messa in dubbio dagli strumenti utilizzati dagli scienziati di Boston per scoprirla, particolarmente adatti per quel che concerne l'organismo dei topi ma totalmente inadatti allo scopo quando si parla di esseri umani. Alla luce di tali incertezze, i ricercatori hanno replicato l'analisi su di un campione di 10 persone di 25 anni d'età: sei di queste sono state sottoposte ad attività fisica intensa, con un programma che comprendeva cyclette, passeggiate e tapis-roulant per 12 settimane tre volte a settimana, mentre le restanti quattro seguivano uno stile di vita sedentario.
Al termine del periodo di studi, gli autori della sperimentazione hanno evidenziato come nel plasma delle persone, diciamo così, pigre, l'irisina circola in minima quantità, mentre in quello degli sportivi i livelli risultano molto più alti. L'irisina, secondo anche lo studio precedente condotto sempre dagli stessi ricercatori, aiuta a stimolare il nostro metabolismo, contribuendo a bruciare i grassi in maniera molto più efficace, con benefici anche a livello di cuore e cervello. Tale scoperta risulta particolarmente importante per quel che concerne in primis la conoscenza del nostro organismo, che per certi versi rimane ancora misteriosa: ma, per i più sedentari, i benefici di tali risultati potrebbero essere doppi. Infatti, il prossimo passo potrebbe essere quello di concepire pillole all'irisina, che possano aiutare a bruciare i grassi ed avere gli stessi benefici che la proteina provoca sugli sportivi, pur rimanendo seduti.



