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«Si possono scrivere pagine e pagine di descrizione del sorriso della Gioconda, ma il sorriso stesso quale è stato dipinto da Leonardo non potrà mai essere tradotto in parole». Così scrisse Erich Fromm, psicanalista e sociologo tedesco, riguardo uno dei massimi capolavori del geniale pittore, inventore, scienziato italiano. Il famigerato sorriso enigmatico della Monna Lisa è in effetti stato oggetto per anni di studi approfonditi per carpirne ogni segreto: studi per certi versi vani, poiché l'opera di Leonardo custodita in una teca del Louvre di Parigi rimane difficilmente decifrabile, nonostante orde di turisti affrontino ogni giorno file interminabili per ottenere una foto di uno dei quadri più famosi ed amati del mondo.
I misteri intorno alla Gioconda sono talmente numerosi che per anni si è dubitato sulla sua effettiva paternità: ma una scoperta recente di Alessandro Soranzo e Michael Newberry della Sheffield Hallam University, pubblicata sulla rivista specializzata Vision Research, sembrerebbe quantomeno fugare ogni dubbi a riguardo. La famosa espressione della Monna Lisa sarebbe infatti in realtà una sorta di replica: lo stesso identico sorriso sarebbe infatti riscontrabile in un quadro precedente del grande artista italiano, denominato «La Bella Principessa», conosciuto anche come «Ritratto di una Sforza», dipinto a gesso ed inchiostro datato 1495 circa.
Le caratteristiche del sorriso della Gioconda erano state svelate da uno studio precedente condotto dai ricercatori della Harvard University e pubblicato sulla rivista specializzata Nature: in quel caso, veniva spiegato come il famigerato tratto del viso della Monna Lisa sparisse se osservato direttamente grazie ad un gioco di ombre, per cui diventa visibile solo se l'osservatore si concentra su altre parti del dipinto. Dunque, come spiegato dagli esperti americani, il sorriso più famoso dell'arte viene meglio catturato dall'occhio utilizzando la cosiddetta visuale periferica: esattamente come fissare una lettera, o una parola, mentre si legge un libro, rende il resto sfocato anche a breve distanza, per lo stesso principio il sorriso della Gioconda risulta più facile da carpire mentre si guarda altrove.
Allo stesso modo i ricercatori della Sheffield Hallam University, grazie ad una serie di esperimenti psicofisici, hanno dimostrato che il dipinto «La Bella Principessa» segue i medesimi canoni: un cambiamento dell'inclinazione con cui si osserva il ritratto di Bianca Sforza, figlia di Ludovico, duca di Milano, genera l'identica illusione di un sorriso inafferrabile. Questo starebbe a dimostrare non solo che la paternità delle due opere è attribuibile in entrambi i casi a Leonardo Da Vinci, ma che lo straniante, ambiguo effetto dei quadri non sarebbe certo merito di una mera coincidenza, ma di uno studio e di una ricerca di uno dei più geniali rappresentanti del Rinascimento italiano.



