Auguri alla chirurgia moderna per i suoi primi 150 anni

La rivoluzione dei principi antisettici di Joseph Lister

Todaysalute.it –

«Quando è stato dimostrato dalle ricerche di Pasteur che le proprietà settiche dell'atmosfera dipendono non dall'ossigeno, o da altri costituenti gassosi, ma da minuscoli organismi sospesi in essa, ho capito come la decomposizione delle parti infortunate possa essere evitata anche senza escludere l'aria, applicando semplicemente una sostanza capace di distruggere la vita di queste particelle». Così scrisse Joseph Lister, nel suo trattato «Sui principi antisettici della pratica della chirurgia», pubblicato nel 1867 sulla prestigiosa rivista specializzata The Lancet. Il medico scozzese venne definito dal Royal College of Surgeon come il padre della chirurgia moderna, grazie appunto al suo rivoluzionario metodo antisettico: prima dell'agosto 1865, infatti, il chirurgo utilizzava gli stessi ferri per ciascun paziente, in quanto il concetto di infezione a causa delle scarse norme igieniche osservate risultava ancora sconosciuto.

Per questo motivo, ben pochi pazienti riuscivano a sopravvivere ad un intervento: e, d'altronde, all'epoca i chirurghi erano considerati più o meno alla stregua dei barbieri, meri esecutori delle indicazioni dei medici, veri proprietari della scienza della medicina. Il dottor Lister, studiando la cancrena, notò come fosse una condizione maggiormente diffusa all'interno degli ospedali piuttosto che all'esterno: era ben conscio del fatto che la putrefazione dei tessuti non risultava collegata ad ipotetici gas diffusi nell'aria, come affermato dalla teoria del miasma, tuttavia non riuscì a comprendere a cosa fosse dovuta fino a che un amico non gli consigliò la lettura dei trattati scientifici del chimico francese Louis Pasteur, che aveva appena dimostrato come la fermentazione di alcuni liquidi fosse dovuta alla presenza di batteri e che l'ebollizione degli stessi liquidi risolveva il problema.

Lister comprese che il processo che avviene all'interno delle ferite risulta del tutto similare: così iniziò ad applicare acido fenico sui pazienti con fratture esposte, infortunio che all'epoca comportava l'amputazione dell'arto e la conseguente probabile morte per setticemia. Il successo del metodo antisettico introdotto da Lister portò il chirurgo scozzese ad utilizzarlo anche per il trattamento degli ascessi, a quell'epoca spesso dovuti a tubercolosi, e per igienizzare le sale operatorie, i ferri e persino le mani dei chirurghi, tramite un apposito spruzzatore. Invece di operare di fronte ad una folla di studenti e curiosi all'interno degli anfiteatri, si iniziò a intervenire in camere più ristrette, in cui veniva ammesso solo personale selezionato e preventivamente disinfettato: fu l'inizio di quella che oggigiorno definiamo come chirurgia moderna, che in questi giorni compie appunto i suoi primi 150 anni.

Grazie alla scoperta di Lister, la mortalità chirurgica scese rapidamente dal 50% al 17%: nelle cliniche da lui dirette i decessi per amputazione diminuirono sensibilmente, la cancrena scomparve, il tetano quasi. Nonostante questi dati, non tutti accolsero le scoperte del medico scozzese con il dovuto entusiasmo: in un mondo che valutava come dote principale del chirurgo la rapidità e non l'efficienza o la percentuale di sopravvivenza del paziente, non stupisce che le sue teorie venissero a volte derise, a volte osteggiate. Fortunatamente, Lister visse abbastanza per vedersi riconoscere i giusti meriti. Dal 1865 si sono compiuti enormi passi da gigante, come la scoperta della chirurgia asettica da affiancare a quella antisettica, e la somministrazione di antibiotici per il decorso post-operatorio: tuttavia, le infezioni ospedaliere rimangono un problema piuttosto diffuso, che causa comunque circa 37 mila decessi l'anno nella sola Unione Europea.

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