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«Il passato è come un buco nero. Puoi provare a scappare, ma più corri, più questo cresce terribilmente alle tue spalle, e lo senti sfiorarti i talloni. L'unica via di uscita è quella di voltarsi e affrontarlo: ma è come guardare dentro la tomba della donna che ami». La frase in questione non è stata proferita da un grande filosofo, uno scrittore premio Nobel e nemmeno all'interno di un film da Oscar: si tratta di una citazione di Max Payne, tormentato agente di un distretto di polizia della città di New York, protagonista di uno dei videogiochi di maggior successo del nuovo millennio. È indubbio che, con l'espansione delle possibilità delle consolle, oggigiorno apparentemente infinita, i videogames si siano trasformati in qualcosa di più simile ad opere d'arte, come trama e come grafica, rispetto a meri passatempi: attori famosi prestano la propria immagine digitale, vedendosi riprodotti in maniera assolutamente fedele e precisa.
I risultati di questa progressione? Sempre più persone, non solo e non esclusivamente giovani, comprano consolle di nuova generazione per cimentarsi nei giochi di ultima uscita, in barba alla pirateria, che con l'avvento di internet ha piegato ma non spezzato il mercato dei videogames esattamente come fatto in precedenza con quello del cinema. Gli esperti si esercitano e diventano talmente bravi da voler sfidare altri giocatori sparsi nel mondo grazie alle piattaforme presenti sul world wide web: queste competizioni sono divenute talmente celebri che oramai rappresentano delle vere e proprie discipline sportive. E come tutte le discipline sportive, occorrono regolamentazioni da parte di una lega preposta, poiché la volontà di primeggiare può a volte portare lo sfidante a trascendere le leggi del buon senso per superare i propri limiti e diventare più bravo di quanto il semplice allenamento possa riuscire. Anche perché non si tratta di una questione di pura e semplice gloria: esistono premi in denaro che, soprattutto in questo periodo, fanno gola a moltissime persone.
Tempo fa ha destato stupore la dichiarazione di uno dei videogiocatori più bravi di «Counter-Strike: Global Offensive», Kory Friesen, nome in codice SEMPHIS, che ha ammesso tramite un video postato su Youtube come lui ed alcuni membri della sua squadra abbiano fatto uso di Adderall durante un campionato a Katowice per cercare di vincere un torneo dal montepremi di ben 250 mila dollari. Si tratta di una sostanza psicostimolante, il cui principio attivo principale è la destroanfetamina, utilizzata solitamente per il trattamento della sindrome da deficit d'attenzione ed iperattività o per la cura della narcolessia. Un vero e proprio farmaco dopante, che migliorerebbe le performance atletiche aumentando la capacità di concentrazione e resistenza di uno sportivo, dagli effetti collaterali particolarmente pericolosi in caso di assunzione in assenza di una vera e propria condizione: tra le altre azioni indesiderate si possono citare aritmia, tachicardia, ansia, euforia, psicosi, rabdomiolisi. Per questi motivi si tratta di un farmaco vietato in molte leghe sportive, tra cui la NFL di football americano, la MLB di baseball e la NBA di basket.
Molto presto potrebbe diventare una sostanza proibita anche nell'ambito dell'e-gaming. Sull'onda dello scandalo sollevato dalle dichiarazioni di Kory Friesen, la principale e più antica federazione di questo particolare tipo di disciplina da schermo e joystick, la Electronic Sports League, ha dichiarato di aver avviato una collaborazione con la WADA, l'agenzia mondiale anti-doping, onde effettuare controlli a tappeto durante i principali tornei di videogiochi, proprio come accade durante il «Tour de France» coi ciclisti o al termine di una partita nel calcio per assicurare uno spettacolo sano e pulito. Un passo avanti deciso nella lotta alle sostanze dopanti per una lega che, nata nel 1997, vanta già 5 milioni di iscritti e circa 1 milione di squadre al suo interno.



