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«Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo; a essere sempre occupato con qualche cosa; a pretendere con ogni sua forza quello che desidera». Parole del grande scrittore e poeta brasiliano Paulo Coelho, autore di opere quali «L'alchimista». Questa è la storia di Gaby Zane, dodicenne che desiderava con ogni sua forza una cosa: esser sicura che un domani, nel caso dovesse subire un intervento, avrebbe potuto portare con sé il suo inseparabile peluche Sheena a farle compagnia e darle conforto. La madre, Siobhan Murphy-Zane, un chirurgo ortopedico, le aveva rivelato come la cosa non fosse possibile, poiché occorre che l'ambiente della sala operatoria sia il più sterile possibile onde evitare infezioni. Così, molto semplicemente, la dodicenne, invece che guardare cartoni animati o giocare con la consolle preferita, si è messa in testa di risolvere il problema.
«I più piccoli possono sentirsi stressati in una situazione simile – ha affermato Gaby – e i loro giocattoli possono aiutarli a rimanere calmi». Per la giovane si trattava dunque di un imperativo morale, per aiutare tutti quei bambini sfortunati costretti a sottoporsi ad un intervento chirurgico, che anche se di lieve entità a quell'età può rappresentare sempre qualcosa di spaventoso, per giunta da affrontare da soli, senza amici, genitori o peluche. Purtroppo, analizzandoli al microscopio, la dodicenne ha scoperto come questi ultimi presentassero migliaia di germi: il rischio evidente è che i pupazzi possano appunto trascinare i batteri in sala operatoria.
«I grandi non capiscono mai niente da soli, e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta». Questa frase dell'autore del «Piccolo Principe», Antoine de Saint-Exupéry, fotografa bene la storia di Gaby. La prima domanda che l'adolescente si è posta, dopo aver scoperto il problema dei microbi, è stato: perché non lavare i giocattoli? Così, semplicemente: ingenuamente, se ragioniamo con la mente di un adulto senza fantasia. Dopo il lavaggio, tramite un tampone, Gaby ha scoperto che già il numero di microbi veniva ridotto del 94%: dunque, basta mettere i peluche in lavatrice, o in acqua calda, passarli in asciugatrice, e sigillarli all'interno di una busta di plastica fino al giorno dell'operazione. Problema risolto.
Semplice? Andate a dirlo al dottor Jonathan Schoenecker della Vanderbit University, conoscente della madre della dodicenne, che da tempo stava lavorando ad un progetto simile. L'esperto è rimasto talmente elettrizzato dai risultati della sperimentazione di Gaby che ha deciso di procedere alla stesura ufficiale della ricerca, che è stata poi addirittura pubblicata sulla prestigiosa rivista specializzata Journal of Pediatric Orthopaedics. Un risultato clamoroso, considerato che spesso le sperimentazioni condotte da scienziati ben più preparati di Gaby non raggiungono mai questo indubbio onore. Grazie a questa ricerca, forse d'ora in poi i bambini potranno portare i loro piccoli amici pelosi in sala operatoria: e questo per merito di una dodicenne curiosa, che sogna di fare la giornalista o la scrittrice ma non disdegna giocare con le piastre di Petri e gli incubatori. Un monito per grandi e piccini: non bisogna smettere mai di sognare, perché solo così possiamo avere l'occasione di fare la differenza. «Vi fu un tempo in cui facevi domande perché cercavi risposte, ed eri felice quando le ottenevi. Torna bambino: chiedi ancora».



