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Secondo il buon senso comune, esistono mestieri che non conoscono crisi: quello dell'impresario delle pompe funebri, per esempio. In effetti, per quanto possano passare il tempo e le mode, morire rimane sfortunatamente una costante della nostra esistenza: per questo, tra il serio e il faceto, si è soliti citare questo lavoro tra quelli che offrono sempre clientela fresca. I dati raccolti negli ultimi tempi sembrano dar ragione a questo luogo comune: secondo uno studio della Camera di Commercio di Milano, per esempio, il settore nel 2014 è risultato in crescita del 3,5%. E, anche laddove la concorrenza fosse spietata, si possono sempre offrire servizi a prezzo ridotto: esistono agenzie di onoranze low cost, per venire incontro alle esigenze delle famiglie in crisi, che non possono permettersi funerali da quattromila, a volte anche cinquemila euro.
Tuttavia, sebbene forse il mestiere non sia in crisi, è lo stesso mestiere che potrebbe mettere in crisi la salute delle persone che lo praticano. Il problema, secondo un'analisi dei ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health, pubblicata sulla rivista specializzata Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, sono i livelli di formaldeide a cui vengono esposti. La formaldeide infatti trova vasto impiego nei processi di imbalsamazione: ma risulta notoriamente dannosa per la salute dell'uomo, anche perché nel tempo tende a liberare molecole nell'ambiente, cosa che rende questa sostanza uno degli inquinanti di interni più diffusi. Nel 2004, la formaldeide è stata inserita dall'Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro nell'elenco delle sostanze cancerogene: inoltre, si sa come sia in grado di interferire con i legami tra DNA e proteine.
Proprio l'esposizione massiccia alla formaldeide sarebbe la causa di una strana, alta incidenza, tra gli addetti alle pompe funebri, della sclerosi laterale amiotrofica, comunemente conosciuta come SLA: rispetto alle persone normali, infatti, chi lavora nell'industria dei funerali presenta una probabilità quattro volte più alta di sviluppare questa particolare patologia neurodegenerativa. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno studiato gli effetti dell'esposizione alla formaldeide in 1.5 milioni di volontari dai 25 anni in su, calcolata in base all'occupazione che ricoprivano: il 100% degli uomini considerati ad alta intensità di esposizione alla sostanza, 493 soggetti in tutto, lavoravano in un'agenzia di onoranze funebri, mentre la percentuale per le donne era di poco inferiore. Per tutti questi volontari, la probabilità di insorgenza del morbo di Gehrig sembrerebbe ben 4 volte superiore a coloro i quali, per lavoro, non sono soggetti ad esposizione alla formaldeide.
I ricercatori hanno affermato che si tratta semplicemente di uno studio basato sull'osservazione, dunque ulteriori analisi andrebbero condotte per verificare questi risultati e per comprendere il rapporto di causa ed effetto: d'altronde, chi lavora in un'agenzia di onoranze funebri risulta esposto anche a numerosi batteri e particelle tossiche. Tuttavia, ricerche sperimentali hanno già evidenziato la connessione tra formaldeide e danni neuronali, maggiore permeabilità dei mitocondri e aumento della produzione dei radicali liberi: tutte caratteristiche connesse all'insorgenza della sclerosi laterale amiotrofica.



