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Evita Peron lobotomizzata poco prima della sua morte?

Eva Peron è stato uno dei personaggi maggiormente iconici del ventesimo secolo. La sua figura, salita prepotentemente alla ribalta grazie al musical «Evita» e al successo del singolo estratto dal film, «Don't Cry for Me, Argentina», cantato da Madonna, risulta indubbiamente tra le più importanti del Sudamerica: nata da umili origini, fu la First Lady di Buenos Aires dal 1946 al 1952, data della sua morte, grazie al matrimonio col Presidente Juan Peron. Evita era straordinariamente amata dal popolo, a causa del suo grande impegno, per mezzo della sua Fondazione, verso gli ultimi, i più umili, i poveri, i bambini, gli anziani, tanto da essere universalmente riconosciuta e acclamata come leader spirituale della nazione. Purtroppo il suo sogno di diventare la vicepresidente fu interrotto da un tumore all'utero, che ne spense la vita a soli 33 anni.

Tuttavia, un articolo comparso sulla rivista specializzata Neurosurgical Focus aprirebbe nuove, inattese, sinistre verità intorno alla morte di Evita Peron. Il pezzo è stato scritto da un neurochirurgo della Yale University Medical School, Daniel Nijensohn, che ha svelato come esistano prove che la versione ufficiale della dipartita di una delle donne più influenti del ventesimo secolo sia stata distorta, di modo da coprire quello che rappresenterebbe a tutti gli effetti uno scandalo politico. Secondo la teoria dell'esperto americano, infatti, Evita sarebbe morta principalmente a causa di un'operazione al cervello: un'autentica lobotomia, intervento che di fatto taglia le connessioni neurali con il lobo prefrontale, andando ad interrompere le risposte emozionali.

Sarebbe questa la terribile verità emersa da una scansione ai raggi X del teschio di Evita, esame effettuato dopo la sua morte e coperto da segreto di stato sino al 2011. Le illazioni a riguardo, ovviamente, si sprecano: potrebbe essersi trattato di un modo per fronteggiare il dolore cronico relativo al tumore che l'aveva colpita, o dell'ultimo disperato tentativo di Juan Peron di frenare alcuni comportamenti della moglie, sempre più pericolosi e avventati per il regime, sull'orlo della guerra civile. D'altronde, come First Lady, Evita era responsabile di molte delle politiche sociali dell'Argentina: ma, forse influenzata da una terribile malattia che non le concedeva tregua, la sua retorica era diventata sempre più scomoda, e foriera di imbarazzo, per gli alti funzionari del governo sudamericano e per chiunque osasse opporsi a lei.

Come si legge nell'articolo di Nijensohn durante il suo ultimo discorso ufficiale, datato 1 maggio 1952, in occasione della Festa dei Lavoratori, la First Lady si scagliò furiosamente contro i suoi nemici, sorretta dal favore del popolo argentino: inoltre, prima di morire, avrebbe dettato un documento di 79 pagine, denominato «Il mio messaggio», che mostrerebbe uno stato di profonda alterazione e violenza. Nella sua dichiarazione ufficiale Evita esortava il popolo a «ribellarsi contro quegli imbecilli che invitano alla prudenza» e a «sfidare l'oligarchia», esaltando «il sacro fuoco del fanatismo» contro «gli insensibili, ripugnanti nemici del popolo». Parole a cui la signora Peron aveva fatto seguire un'ordinazione, dal suo letto di morte, di 5000 pistole automatiche e 1500 mitragliatrici all'insaputa del marito dal Principe Bernhard d'Olanda, di modo da armare i sindacati e creare autentiche milizie di lavoratori: cosa che avrebbe notevolmente infastidito gli alleati del Presidente dell'Argentina, già contrari alla popolarità della donna, e gli Stati Uniti, preoccupati di veder calare la loro sfera d'influenza sulla regione.

Deliranti teorie del complotto o verità? Manena Riquelme, confidente ed infermiera di James Poppen, medico che avrebbe praticato l'intervento, sembrerebbe confermare l'ipotesi di Nijensohn. In un'intervista, la signora Riquelme avrebbe affermato che Evita Peron effettivamente sopravvisse alla lobotomia: tuttavia, uscì dal tavolo operatorio come un vegetale, e smise completamente di mangiare, cosa che ne accelerò la dipartita, avvenuta il 26 luglio 1952. A distanza di tanti anni non sapremo mai per certo la verità, né i reali motivi per tale pratica, in seguito a lungo criticata da tanti esponenti della medicina. Quello che è certo è che la figura controversa di Evita Peron continua ad esercitare un grande fascino anche nelle generazioni successive.

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