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L'ultimo film di Saverio Costanzo, Hungry Hearts, parla dell'ossessione di una madre, interpretata da Alba Rohrwacher, verso l'alimentazione del figlio appena nato, a cui impone una dieta strettamente vegana: inizialmente il marito la asseconda ma in seguito, di fronte alle preoccupazioni dei medici, che vedono l'infante profondamente denutrito ed in pericolo di vita, comincia a lottare con la moglie, cercando di farle comprendere i rischi che corre il loro bambino. Sembra esclusivamente la trama di una pellicola drammatica, ma sfortunatamente negli ultimi giorni un caso di cronaca ne ha ricalcato in maniera piuttosto fedele i contorni. Un bimbo di 11 mesi è stato infatti ricoverato in questi giorni nel reparto di Malattie Metaboliche dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, a causa di una carenza nutrizionale che ne ha messo a repentaglio la vita: indagati per maltrattamenti i genitori, coppia di Pontedera seguace della dieta vegana.
Ultimamente la dieta vegana è salita agli onori della cronaca in quanto sempre più persone ne abbracciano i dettami: si tratta di un regime piuttosto simile a quello vegetariano, sebbene sia più restrittivo. Le persone che seguono questa alimentazione, infatti, rifiutano tutti gli alimenti di origine animale: dunque non solo la carne, ma anche le uova e i latticini. In realtà, si tratta di una dieta che, se consumata da adulti e fatti i dovuti accorgimenti per mezzo di supplementazioni, offre indubbi vantaggi da un punto di vista salutistico: tuttavia, quando imposta a bambini ed adolescenti ancora nell'età dello sviluppo, priva questi soggetti di alcuni nutrienti fondamentali per la loro corretta crescita. Sostanze come il calcio, lo zinco, il ferro, la vitamina B12, la cui carenza comporta arresto o regressione della crescita, ipotonia, atrofia cerebrale, anemia megaloblastica, riduzione delle capacità motorie e difetti neurologici permanenti. D'altronde, la mancanza nella dieta della madre di questi nutrienti significa come conseguenza latte meno nutriente per il figlio.
Fortunatamente il bambino in questione, dopo il ricovero, sembra aver superato la fase critica e non è la sua vita non è attualmente a rischio: tuttavia, la Procura ha deciso comunque di inserire il nome dei genitori nel registro degli indagati, nonostante non sia ancora possibile escludere categoricamente che le carenze alimentari dell'infante sia dovute a questioni non direttamente collegate alle scelte nutrizionali del padre e della madre. Onde evitare la crociata mediatica contro la dieta vegana, l'associazione «Progetto Vivere Vegan Onlus» ha voluto specificare in una dichiarazione ufficiale che «I bambini, figli di vegani e non, necessitano di nutrienti fondamentali per lo sviluppo. Pur non entrando nel caso specifico, se i genitori non hanno prestato attenzione al regime alimentare del proprio figlio, non è perché sono vegani, ma semplicemente perché sono stati forse colpevolmente superficiali»: ciò nonostante, il dibattito intorno a questa scelta, soprattutto se imposta ad organismi ancora in fase di crescita, continua ad essere acceso.
D'altronde, è ancora viva nell'immaginario dell'opinione pubblica il recente caso della madre vegana e del padre carnivoro, genitori separati di un figlio conteso: l'alimentazione del dodicenne è stata oggetto di un processo, al termine del quale il giudice ha imposto alla madre, che segue una dieta macrobiotica dal 2006, di mettere in tavola almeno una volta a settimana una porzione di carne per l'adolescente, e al padre un massimo di due porzioni di carne durante i weekend trascorsi col bambino. Insomma, sembra proprio che, come al solito, le vere vittime dei litigi e delle intransigenze degli adulti siano sempre i più piccoli: anche perché, nonostante la salomonica scelta del giudice del Tribunale, non è poi facile controllare che le indicazioni vengano effettivamente seguite all'interno delle mura domestiche.



