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Quella di comprendere il comportamento dei personaggi storici in base alle conoscenze mediche che abbiamo oggigiorno e alla descrizione delle loro condizioni che ci sono state tramandate dagli scritti è un esercizio sempre interessante: in questo modo, per esempio, i ricercatori dell'Imperial College di Londra hanno ribaltato l'ipotesi secondo cui Giulio Cesare soffrisse di epilessia, ipotizzando che in realtà si trattasse di una serie di mini-ictus ripetuti nel tempo, che spiegherebbero meglio i suoi problemi di vertigini, equilibrio e l'insensibilità agli arti, così come descritta dai suoi biografi. Tuttavia, quando si parla di personalità controverse, è inevitabile che certe analisi siano destinate a creare scalpore e a dividere.
È questo il caso del recente studio dell'Università di Pittsburgh, pubblicato in questi giorni dalla rivista specializzata World Neurosurgery: secondo i ricercatori del Pennsylvania, infatti, il comportamento violento e irrazionale di Adolf Hitler, che ha portato il dittatore tedesco a compiere atrocità indicibili, tristemente famose, e infine a perdere la Seconda Guerra Mondiale, potrebbe essere stato influenzato dal morbo di Parkinson. Verso la fine della sua vita, infatti, il Fuhrer soffrì di un pronunciato tremore delle mani, in particolare quella sinistra, possibile sintomo della malattia neurologica, che infine avrebbe potuto condizionare alcune delle sue decisioni più importanti, come quella di attaccare prematuramente la Russia nel 1941, prima che il fronte occidentale britannico fosse conquistato definitivamente.
L'analisi arriva perfino a teorizzare che il morbo di Parkinson avrebbe contribuito al temperamento volatile e incauto di Hitler, tanto che potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale non solo a livello di strategie militari, ma anche per quel che concerne le atrocità commesse, gli indiscriminati, disumani omicidi di massa perpetrati dal regime nazista: d'altronde, la mancanza di empatia e rimorso potrebbe essere conseguenza della malattia neurologica. La teoria non è nuova: secondo gli esperti, il dittatore avrebbe mostrato progressivi segnali di deterioramento delle funzionalità motorie dal 1933, anno del suo insediamento al governo, al 1945, anno della fine della Seconda Guerra Mondiale. Secondo i ricercatori americani, si spiegherebbero così alcuni errori tattici, come l'incapacità di difendere la Normandia nel 1944 e il mantenimento delle truppe a Stalingrado nel 1942.
Secondo il magazine di informazione scientifica Discover, tale teoria fallirebbe nello spiegare un punto fondamentale della personalità del Fuhrer, ovvero sia il suo temperamento distruttivo e violento, mostrato in più di un'occasione ben prima del 1933. Tuttavia secondo il Dottor John Murphy, vice presidente del Danbury Hospital che aveva già proposto la stessa teoria in precedenza, tale discrepanza avrebbe una spiegazione, ovvero che la causa dell'insorgenza del morbo di Parkinson in Hitler sia dovuta ad una condizione nota come encefalite di Von Economo, conosciuta anche come encefalite letargica, patologia infiammatoria che ha flagellato l'Europa tra il 1915 e il 1920 assieme all'influenza spagnola e che ha causato il decesso di 50 milioni di persone. Ad ogni modo tale analisi è destinata a dividere l'opinione pubblica.



