Giovane e sana chiede ed ottiene diritto all’eutanasia

In Italia, il dottore che la pratica è accusato di omicidio

Todaysalute.it –

Il film spagnolo del 2004 «Mare Dentro» racconta la storia di Ramon Sampedro, interpretato da Javier Bardem, che dopo un tuffo calibrato male si ritrova costretto in un letto, tetraplegico, paralizzato dal collo in giù: la pellicola mostra la sua lotta per il diritto a morire, sfiancato da 25 anni vissuti in questa maniera. In una scena, un prete nella sua stessa condizione va a trovarlo, per dissuaderlo dai suoi propositi suicidi, cercando di far capire a Ramon che l'esistenza è sempre degna di essere vissuta, in ogni condizione: d'altronde, secondo le sue parole, «una libertà che elimina la vita non è libertà»; al che Javier Bardem replica seccamente «e una vita che elimina la libertà? Neppure è vita!».

Il dibattito sull'eutanasia è senz'altro uno dei più caldi del mondo moderno: anche in Italia il discorso è stato affrontato, soprattutto tramite i casi di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e Terri Schiavo. Generalmente, chi è a favore del suicidio assistito cita come argomenti la libertà individuale, che rende una persona sovrana delle scelte che lo riguardano, oltre alla qualità della vita e alla dignità, che spesso purtroppo chi ha subito il calvario di una malattia gravosa si vede portare via. D'altro canto, chi è contro l'eutanasia ricorda come i medici, per diventare tali, devono sottoscrivere il Giuramento di Ippocrate, secondo il quale un dottore non deve nuocere i suoi pazienti; ma ben più importanti si rivelano le convinzioni religiose, per le quali togliersi, e togliere, la vita equivale ad un peccato mortale. A livello morale, la controversia poggia sulla piena consapevolezza di chi richiede il diritto a morire; a livello clinico, su quanto una malattia possa effettivamente ritenersi senza speranza.

Proprio per questo ha fatto piuttosto scalpore in questi giorni la storia di Laura, nome fittizio di una ventiquattrenne belga che ha richiesto ed ottenuto di terminare la propria vita attraverso l'eutanasia nonostante non soffra di alcuna patologia grave: semplicemente, rivolgendosi ai dottori e al quotidiano Den Morgen, ha dichiarato che «la vita non fa per me», e di «soffrire di pensieri suicidi già dall'infanzia». La ragazza ha rivelato di essere frutto di una gravidanza non programmata, e come il padre soffrisse di alcolismo, cosa che la costrinse a trasferirsi dai nonni, che per sua stessa ammissione le hanno garantito pace e sicurezza: ma questo non è stato sufficiente a bloccare i suoi pensieri auto-distruttivi, che l'hanno costretta al ricovero in un ospedale psichiatrico all'età di 21 anni.

Nonostante abbia confermato che non le sia dispiaciuto programmare il suo funerale, Laura ha ammesso come sia addolorata delle ripercussioni della sua scelta sulla sua famiglia, la madre e i nonni, ovviamente profondamente turbati dai desideri della ragazza. Ma d'altronde, il numero delle persone che scelgono di approfittare del diritto a morire è cresciuto del 27% solo negli ultimi 12 mesi: si calcola che ogni giorno, in Belgio, secondo paese a legalizzare l'eutanasia nel 2003 dopo l'Olanda, cinque persone pongono volontariamente fine alla propria vita con l'aiuto dei dottori. In Italia il suicidio assistito è considerato illegale, ma secondo quanto affermato dal dottor Umberto Veronesi nel novembre 2014 di fronte all'Istituto Europeo per l'Oncologia da lui fondato sarebbe una pratica già portata avanti clandestinamente da alcuni dottori, a loro rischio e pericolo di accuse di omicidio. L'ex Ministro della Sanità ha citato il caso del grande regista Mario Monicelli, che ricoverato in ospedale in fin di vita ha richiesto invano una puntura letale: vedendosela negare, si è suicidato lanciandosi dalla finestra. La domanda dell'oncologo al termine del suo intervento è stata: «questa è civiltà?».

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