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«Sono entrato in una palestra. Mi hanno dato da compilare un modulo per l'iscrizione. Mi è venuto il fiatone». Così il comico Daniele Luttazzi scherza sulla sua mancanza di esercizio fisico. D'altronde, è pure vero che il mestiere dell'intellettuale, dell'artista, solitamente mal si sposa con lo sport: per usare una famosa battuta di Woody Allen «non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi». È risaputo tuttavia come mantenersi in forma tramite l'esercizio fisico sia una delle chiavi per avere una vita lunga e sana: ma siamo poi sicuri che lo sport non possa fare anche male alla salute?
Al di là di incidenti aleatori, che praticando una disciplina possono accadere, quali caviglie slogate o cadute rovinose, come sempre vale il detto «il troppo stroppia». Secondo i ricercatori australiani della Monash University di Melbourne, infatti, praticare sport estremi mette in serio pericolo il nostro fisico: i batteri intestinali che si producono durante la gara finiscono nel sangue, arrivando ad intaccare il sistema immunitario e provocando un rischio di intossicazione del tutto paragonabile a quello della setticemia, condizione sistemica che presenta un tasso di mortalità cinque volte superiore all'ictus e addirittura dieci volte superiore all'infarto del miocardio, che rimane la principale causa di decesso.
Per il loro studio, pubblicato sulla rivista specializzata International Journal of Sports Medicine, gli scienziati australiani hanno preso in considerazione gli atleti che partecipavano a gare di maratona di 24 ore, o sportivi che si sottoponevano a prove di resistenza che prevedevano sforzi continuativi e prolungati, come nel caso dei ciclisti che corrono un grande giro, il triathlon, il pentathlon o l'Iron Man. I ricercatori ne hanno analizzato un campione di sangue prima e dopo la competizione, comparandolo anche con quello degli atleti e non facenti parte del gruppo di controllo, mantenuti in condizione di riposo: nonostante fossero ovviamente persone straordinariamente preparate ed allenate, i livelli di tossicità cambiavano drasticamente, con un picco drammatico nel post-gara.
In particolare l'intestino aumenta la produzione di endotossine, batteri naturalmente presenti al suo interno, che riescono a raggiungere il flusso sanguigno e lì disperdersi in tutto il corpo, andando ad incrementare il rischio di infiammazione e a fiaccare le difese del sistema immunitario. Ovviamente tale reazione cambiava di persona in persona, a seconda della situazione del sistema immunitario e dei livelli di preparazione dell'atleta. Nel caso di un allenamento idoneo alle spalle, tale reazione non dovrebbe rappresentare una grossa preoccupazione, in quanto il fisico sviluppa naturalmente una risposta che annulla i pericoli di questo aumento di tossicità: discorso diverso per coloro i quali non si sono adeguatamente preparati allo sforzo estremo, il cui organismo può sviluppare facilmente infiammazioni o vere e proprie setticemie che, se non trattate tempestivamente, possono rivelarsi letali. Il consiglio, dunque, è per qualsiasi attività che superi le quattro ore stilare un programma di allenamento idoneo alla gestione di resistenza, forza, stress ed imprevisti: e, ovviamente, di sottoporsi ad un check up medico che valuti le proprie condizioni di salute.



