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Uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista Psychonomic Bulletin & Review e condotto presso la Michigan State University ha rivelato come sono destinati a diventare grandi musicisti colore che nel loro DNA hanno la predisposizione ad esercitarsi per ore ed ore.
Uno studio recentemente condotto presso il Milan Center for Neuroscience dell'Università di Milano-Bicocca (Dipartimento di Psicologia) in collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, e pubblicato sulla rivista Frontiers in Auditory Cognitive Neuroscience ha confermato che l’abilità musicale è tanto maggiore quanto più ci si esercita nell’esecuzione al di là del proprio talento.
Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver chiesto a 10 violinisti e 9 clarinettisti del conservatorio, di età compresa fra i 14 e i 24 anni, di visionare 396 video di violinisti e clarinettisti professionisti che suonavano 200 combinazioni totalmente nuove di note doppie o singole che coprivano tutte le altezze dei suoni, riprodotte in modo non melodico e di evidenziare le eventuali incongruenze, se presenti, tra il gesto e il suono sulla base della vista.
Come spiega la prof.ssa Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso l’università di Milano Bicocca: << Siamo partiti dal presupposto che le conoscenze procedurali riferite al sapere suonare uno strumento consistessero nella formazione di circuiti neurali multimodali, cioè connessioni sinaptiche inedite sempre più forti e facilitate, tra regioni motorie (che controllano, programmano e memorizzano il movimento), regioni uditive che codificano la caratteristiche del suono prodotto, propriocettive e visive, che rappresentano la posizione spaziale delle dita rispetto alla tastiera, delle braccia, dello strumento, ecc.
è risaputo che più si fa pratica, più si è bravi dal punto di vista dell’agilità motoria, ma non si conosceva la relazione tra sensibilità multisensoriale e apprendimento musicale. Per testare quest’ipotesi siamo entrati nelle classi di violino e clarinetto e abbiamo reclutato giovani allievi a partire dal secondo anno di corso, fino al Master e oltre (18 anni di studio).
Dall’analisi dei dati è emerso che solo gli allievi più anziani, quelli con alle spalle il maggior numero di anni di studio e di esercitazione sono riusciti a intercettare le incongruenze fra il gesto esecutorio e il suono prodotto, con una percentuale di errore del 10%, ovvero con la stessa probabilità di errore dei professori di musica. Lo studio e l’esercizio decennale, infatti, sviluppano le capacità dei neuroni multimodali di creare correlazioni audio-visiomotorie raffinatissime e di altissima precisione. L'analisi dei dati indica una relazione diretta tra il saper suonare con estrema maestria, la sensibilità percettiva del cervello, e i milioni di ricordi immagazzinati>>.
<> conclude la prof.ssa Proverbio.



