La storia di James Harrison, l’uomo dal braccio d’oro

Dal suo sangue la risposta ad una grave patologia

Todaysalute.it –

Ieri, 14 giugno, è stata festeggiata l'edizione 2015 della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, organizzata dall'AVIS per ringraziare chi decide di compiere questo gesto d'altruismo. Lo slogan scelto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità quest'anno è stato «thank you for saving my life»: un modo per far capire quanto sia importante donare, visto che in certi paesi la domanda di sangue ed emoderivati supera, purtroppo, di gran lunga l'offerta. L'obiettivo, dunque, è quello di ringraziare chi già ha deciso di compiere questo gesto, ed aumentare la consapevolezza del bisogno in tutti gli altri. Nonostante la città scelta per ospitare gli eventi principali per questa edizione fosse Shanghai, anche in Italia si è tenuto un convegno presso il padiglione civile di Expo a Milano, organizzato in collaborazione con il Coordinamento Interassociativo Volontario Italiano del Sangue ed il Centro Nazionale Sangue.

Ma siccome una storia possiede la forza di mille appelli per far comprendere l'importanza di questo gesto, vale la pena raccontare quella di James Harrison, donatore australiano che, grazie ad un rarissimo anticorpo presente nel suo sangue, è riuscito a salvare circa due milioni di bambini, meritandosi l'appellativo di «uomo dal braccio d'oro». Un uomo apparentemente comune, di 78 anni, che ama la figlia, i suoi nipoti e collezionare francobolli, ma assolutamente speciale per ciò che possiede dentro di sé, più specificatamente ciò che gli scorre nelle vene. La CNN ha deciso di raccontare nei giorni scorsi la sua incredibile storia: il signor Harrison, da circa sessant'anni, ogni settimana dona il sangue dal suo braccio destro, giungendo in questo modo a salvare la vita di ben 2 milioni di bambini.

Una cifra davvero ragguardevole: non è vero che gli eroi debbano per forza avere dei superpoteri, o compiere gesti straordinari. A volte bastano anche gesti ben più ordinari. L'anziano australiano racconta che all'età di 14 anni, nel 1951, durante un'operazione al petto i dottori hanno dovuto rimuovere uno dei suoi polmoni: una volta risvegliatosi dall'intervento suo padre, anch'egli un donatore, gli raccontò di come fossero state necessarie 13 unità di sangue, dato da persone sconosciute, per far sì che il piccolo James sopravvivesse. Fu così che Harrison si convinse a diventare anch'egli un donatore, anche perché secondo le analisi condotte dai medici nel suo sangue si nascondeva la risposta ad un problema fino a quel momento senza soluzione.

Come spiegato da Jemma Falkenmire, della Australian Red Cross Blood Service, in Australia fino al 1967 migliaia di bambini morivano in circostanze non del tutto chiare: gli aborti erano frequenti, e gli infanti spesso nascevano con una grave anomalia nel cervello. Si trattava di malattia Rh, in cui il sangue della madre, RhD negativo, andava ad attaccare quello del feto, RhD positivo, a causa di anticorpi sviluppati solitamente durante una prima gravidanza. Nel sangue di Harrison venne scovato un anticorpo che, sviluppato dai dottori australiani, ha portato a sviluppare un farmaco iniettabile chiamato Anti-D, che impediva alle donne incinta di sviluppare appunto l'anticorpo in questione. E fu così che James riuscì, in tanti anni, grazie a più di 1000 donazioni, a sdebitarsi e salvare circa 2 milioni di bambini: e ora è considerato un vero e proprio eroe nazionale. 

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