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L'uomo discende dalla scimmia? Quando osserviamo la marcia del progresso dei vecchi sussidiari sui quali studiavamo durante le scuole elementari, possiamo notare una fila indiana di esseri via via sempre più moderni: dall'animale peloso a quattro zampe con cui inizia il disegno dell'evoluzione si giunge in maniera lineare a quello in posizione eretta, del tutto simile a noi, il cosiddetto Homo Sapiens. Tuttavia, non può essere più diverso di così: e, nonostante tendiamo a guardare le simpatiche scimmiette dello zoo con accondiscendente superiorità, dovremmo sempre tenere a mente che non siamo poi così differenti dagli scimpanzé.
Il genoma di questo mammifero è infatti per la stragrande maggioranza identico al nostro: per la precisione, la percentuale si attesta sul 98,77%. Gli scimpanzé selvaggi della foresta della Guinea, in Africa, sono talmente simili a noi che non disdegnano di ubriacarsi con l'alcol ottenuto dalle palme, come un qualsiasi avventore di un bar. Questi animali inizierebbero a bere, secondo quanto studiato durante l'arco di diciassette anni dai ricercatori della Oxford Brookes University in collaborazione con il Center for Research in Anthropology del Portogallo, il vino estratto dalla palma, ampiamente apprezzato anche dalla comunità locale di Bossou, già dalle 7 del mattino. Si può dunque affermare che gli scimpanzé in questione siano a tutti gli effetti degli alcolizzati.
I mammiferi hanno escogitato un metodo infallibile per procacciarsi la bevanda. Essi si arrampicano sugli alberi, cercando un succo che possiede un contenuto alcolico di circa il 3%: masticano le foglie fino a ridurle in poltiglia e, utilizzando il prodotto a mò di spugna, le inzuppano nella linfa fermentata prodotta dalla palma. Gli scimpanzé sarebbero talmente ghiotti del liquore che mostrerebbero i segnali tipici dell'ebbrezza: e non è certo una sorpresa, se è vero come citato dalla rivista specializzata Royal Society Open Science che ha ripreso la notizia che arrivano a bere fino all'equivalente di una bottiglia di vino al giorno.
In realtà, non sono certo i primi animali che dimostrano di avere un'autentica predilezione verso Bacco: anche le alci, in Svezia, possiedono l'abitudine di ubriacarsi con le mele fermentate, mentre non è infrequente vedere i primati di St.Kitts sorseggiare i cocktail dei turisti distratti. D'altronde, esiste una teoria evoluzionistica denominata «drunken monkey hypothesis», letteralmente «l'ipotesi della scimmia ubriaca»: secondo questa opinione, proposta per la prima volta dal dottor Robert Dudley della University of California di Berkeley, l'attrazione che l'etanolo esercita sull'uomo affonderebbe le radici nella dipendenza degli antenati comuni a uomo e scimmia verso la frutta matura e fermentata, tanto che la selezione naturale avrebbe favorito coloro i quali assumevano alcol, in quanto stimolerebbe l'appetito, li avrebbe aiutati nel procacciarsi il cibo e avrebbe aumentato l'introito calorico in condizioni di scarsità di risorse.



