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L'Olocausto rappresenta una delle peggiori tragedie del ventesimo secolo: il genocidio su base razziale perpetrato dalla Germania nazista di Adolf Hitler causò dai 5 ai 6 milioni di morti solo tra la popolazione ebraica, costretta ai campi di concentramento e soggetta a pulizia etnica, e 15 milioni di vittime tra tutte quelle categorie ritenute indesiderabili. Tra le altre cose, l'esercito tedesco approfittò della presenza di prigionieri di tutte le età per attuare vere e proprie sperimentazioni mediche su cavie umane durante tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale: tristemente famosi gli esperimenti di Josef Mengele, avvenuti ad Auschwitz, sull'eugenetica, svolti prevalentemente su bambini e gemelli.
Tuttavia il medico della morte non fu l'unico ad approfittare dell'abominio nazista: altri dottori seviziarono i prigionieri per scopi scientifici, dottori che tuttora vengono ricordati per le loro scoperte. In occasione del workshop internazionale denominato «Medici nazisti e malattie eponimiche», organizzato a Roma dall'Università La Sapienza in collaborazione con la Comunità Ebraica e l'Ospedale Israelitico della capitale, è giunta la proposta di abolire i nomi dei medici nazisti, dichiarati criminali di guerra al Processo di Norimberga e non solo, dalle definizioni di varie patologie e test scientifici, utilizzate ancora oggigiorno.
Dalla granulomatosi di Wegener, dottore sospettato di essere implicato nella selezione e nella deportazione degli ebrei del ghetto verso le camere a gas, all'artrite di Reitner, dal nome di un fedelissimo di Hitler, fino all'Atlante di anatomia umana Pernkopf, attualmente in vendita online e pubblicato da prestigiose case editrici nonostante il suo autore, per la realizzazione dell'opera, sembrerebbe aver utilizzato e sezionato cadaveri di vittime. Il test di Clauberg, che misura i livelli di progesterone, venne concepito tramite il trattamento contro la sterilità femminile delle internate dei lager; la sindrome neurodegenerativa Hallevorden-Spatz fu scoperta espiantando e studiando il cervello di centinaia di adolescenti, bambini e malati di mente a cui venne praticata l'eutanasia forzata perché considerati non degni di vivere.
La lista è effettivamente lunga, e potrebbe continuare. Così, il rettore Eugenio Gaudio, assieme al rabbino capo Riccardo Di Segni e a Cesare Efrati, hanno proposto di eliminare i nomi di questi criminali di guerra dalla nomenclatura medica, sostituendoli con quelli delle vittime. L'Università La Sapienza ha fatto sapere, tramite un'intervista ad ANSA, che si farà dunque promotrice di questa iniziativa: la mozione verrà inviata a tutte le società scientifiche internazionali, con l'obiettivo dichiarato di presentare la richiesta di fronte alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo.



