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«Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza». Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov ha fotografato molto bene una fobia moderna: fobia che si può oramai tranquillamente espandere ad altri dispositivi elettronici, quali il telefonino o lo smartphone, da cui dipendiamo sempre di più. Il risultato? La nostra vita è stata sicuramente rivoluzionata e, per certi versi, resa molto più comoda ed interattiva: il mondo si è rimpicciolito, diventando qualcosa di molto meno inaccessibile. Tuttavia, il tempo di esposizione alla luce dello schermo alcuni effetti collaterali li comporta: e cominciamo solo ora ad accorgercene.
Sì, perché secondo una ricerca della rivista specializzata Ophthalmology la metà dei ragazzi europei tra i 25 e i 29 anni soffrirebbe di miopia, anomalia che consiste nel vedere sfocati gli oggetti a distanza, cosa che costringe ad avvicinarsi o ad utilizzare gli occhiali. Si tratta di un incremento notevole rispetto al passato, da spiegare ovviamente tramite il cambio radicale del nostro stile di vita. Tuttavia, in altre parti del mondo va pure peggio: si calcola che in Asia ben otto giovani su dieci necessitino dell'ausilio degli occhiali.
Per giungere a questa conclusione, la rivista in questione ha assemblato una serie di studi sulla materia, studi che complessivamente includevano circa 60 mila persone. Dall'analisi è risultato che circa una persona su quattro soffra di miopia, con un picco appunto tra i 25 e i 29 anni. Ad essere più a rischio, infatti, sono i cosiddetti nativi digitali: la pessima abitudine dei genitori di lasciar utilizzare dispositivi elettronici quali il tablet, il computer, lo smartphone ai bambini porterà, secondo i calcoli degli esperti, a soffire di miopia circa il 40% dei ragazzi. La colpa, tuttavia, non sarebbe tanto da attribuire allo schermo in sé, quanto ai tempi di esposizione ad esso, che riducono le capacità di ammiccamento dell'occhio, azione che contribuisce a mantenerne l'umidità.
Esiste però un'altra ragione per cui i giovani starebbero perdendo la vista, ed è lo studio. La ricerca ha evidenziato come i ragazzi che hanno interrotto il percorso scolastico all'età di 16 anni presentano rischi due volte inferiori di ametropia rispetto a chi prosegue la carriera formativa, creando uno strano parallelo tra titolo di studio conseguito e anomalia dell'occhio. In realtà, prima di decidere di non aprire i libri per tutte le vacanze estive, anche in questo caso la colpa non è tanto da attribuire allo studio in sé, quanto ad abitudini sbagliate, come leggere da troppo vicino troppo a lungo o con un'illuminazione non adeguata, o trascorrere tanto tempo in casa evitando di esporsi alla luce naturale.



