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L’immunoterapia apre una nuova era della lotta al cancro

Dai dati a disposizione degli esperti filtra cauto ottimismo

La medicina ha scoperto una nuova arma rivoluzionaria che può rappresentare un autentico passo avanti nella lotta contro i tumori, autentico flagello del nostro secolo: l'immunoterapia oncologica. Potenzialmente efficace contro qualsiasi tipo di neoplasia, al contrario di chemioterapia e radioterapia non va a colpire direttamente le cellule cancerogene, bensì agisce sul sistema immunitario, di modo da bloccare alcune molecole che frenano la produzione di linfociti e aggredire il cancro con gli anticorpi già presenti. Secondo gli studi, tra cui sul glioblastoma da parte dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, l'immunoterapia è efficace anche su tumori in stadio avanzato e potenzialmente letali, allungando l'aspettativa di vita del paziente.

Gli esperti sono rimasti talmente impressionati dalle capacità di questo nuovo trattamento che l'hanno definito come il passo avanti più determinante nella lotta contro il cancro dalla scoperta della chemioterapia, e addirittura ritengono sarà in grado di sostituirla entro i prossimi cinque anni, salvando la vita a decine di centinaia di malati, specialmente quelli colpiti da neoplasia della pelle e dei polmoni. L'immunoterapia è stata testata infatti su pazienti terminali, a cui erano stati dati solo pochi mesi di vita e che, al contrario, stanno tuttora continuando a condurre le proprie vite in maniera assolutamente normale. È il caso per esempio di Vicky Brown, sessantunenne ex professoressa di un college britannico, a cui era stato diagnosticato un tumore alla pelle che si era diffuso a seno e polmoni: gli esperti le avevano detto che la sua aspettativa di vita era limitata a pochi mesi, ma grazie alla ricerca a base di immunoterapia del Royal Mardsen Hospital le neoplasie sono scomparse.

I risultati delle principali sperimentazioni a riguardo sono stati presentati alla American Society for Clinical Oncology, conferenza annuale che per la sua cinquantunesima edizione è andata in scena a Chicago. I dati mostrati parlano chiaro: il 51% dei pazienti colpiti dalla forma di tumore al polmone maggiormente comune, non a piccole cellule non squamoso metastatico, è vivo dopo un anno di trattamento, rispetto ad una media che, con la chemioterapia, si attesta sul 39%. Il farmaco denominato nivolumab si è dimostrato talmente efficace nel riattivare anticorpi e globuli bianchi fiaccati dalla malattia, insegnandogli letteralmente ad identificare e attaccare le cellule neoplastiche, che la Food and Drugs Administration ne ha approvato l'utilizzo in soli tre giorni: primo caso nella storia della terapia oncologica.

Alla luce dei risultati, molti esperti si sono detti convinti che ci troviamo di fronte ad una nuova era della lotta contro il cancro, che cambierà il paradigma della medicina oncologica. I pazienti trattati con immunoterapia cominciavano a mostrare segni di risposta alle cure già dopo un paio di settimane, e vedevano allungarsi notevolmente l'aspettativa di vita. Ovviamente gli stessi scienziati, per non dare false speranze, hanno affermato che è ancora presto per affermare che l'immunoterapia sia la cura definitiva contro il cancro: infatti non tutti i pazienti hanno risposto al trattamento, e molto dipende anche dal tipo di tumore che ci si trova a combattere. Tuttavia alcune delle neoplasie maggiormente letali, alcune tra quelle che hanno impegnato maggiormente i ricercatori per trovare una terapia adatta, hanno mostrato segnali di remissione impressionanti.

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