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Cos’è la protonterapia, il trattamento che ha guarito Ashya

Il parere del CNAO, clinica italiana abilitata alla terapia

In questi giorni ha fatto il giro del mondo l'incredibile storia del piccolo Ashya King, il bambino di cinque anni colpito da tumore al cervello e guarito grazie alla caparbietà dei genitori, che l'hanno sottratto alle cure a base di chemioterapia di un ospedale di Southampton, preferendo per il trattamento del figlio la protonterapia di una clinica specializzata di Praga. Nel mezzo, secondo quanto riportato dal tabloid Sun, anche un arresto in Spagna per rapimento, a causa della violazione da parte dei familiari delle norme per il rilascio dal policlinico britannico, che ha aggiunto contorni ancora più rocamboleschi alla vicenda. Per non parlare della religione dei genitori, Testimoni di Geova, movimento cristiano che tra le sue norme annovera il rifiuto categorico ad ogni trasfusione di sangue.

Ad ogni modo, giustamente, la cosa importante della vicenda è che Ashya sia guarito grazie a questo innovativo trattamento. Ma di cosa parliamo, quando parliamo di protonterapia? A spiegarlo sono gli esperti del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, o CNAO, di Pavia, una delle poche strutture abilitate ad effettuare questo tipo di trattamento, sia coi protoni che con ioni carbonio. «È un trattamento avanzato per la cura dei tumori resistenti alla radioterapia tradizionale, o non operabili poiché troppo vicini a organi vitali come occhi, nervi e cervello. Oggi al CNAO trattiamo 23 tipi di tumori che non hanno altra possibilità terapeutica».

Ma quali sono i vantaggi della protonterapia, rispetto alla tradizionale radioterapia? «L'adroterapia consiste essenzialmente nell'utilizzo di protoni, particelle subatomiche non elementari, più pesanti e dotate di maggiore energia degli elettroni, quindi più precise nel trattamento dei tumori. In questo modo l'adroterapia – proseguono gli esperti del CNAO – a differenza della tradizionale radioterapia, è in grado di colpire solo le cellule tumorali, preservando i tessuti sani. Ciò consente di utilizzare dosi più massicce di radiazioni, cosa che aumenta considerevolmente le probabilità di successo».

Ciò significa che in Italia non sarebbero necessarie rocambolesche fughe all'estero, se una famiglia decidesse di curare il figlio con la protonterapia? Purtroppo non è detto. Il CNAO, infatti, è convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per le sole regioni Lombardia e Emilia Romagna: per tutte le altre, non essendo stata inserita l'adroterapia nei Livelli Essenziali di Assistenza, il percorso da seguire è ancora quello dell'autorizzazione delle ASL di residenza, cosa che allunga notevolmente gli iter burocratici. Tra l'altro il CNAO, fondazione privata senza scopo di lucro, ha anche rischiato di chiudere i battenti durante gli scorsi mesi per mancanza di fondi: solo un emendamento alla Legge di Stabilità ha scongiurato la bancarotta, garantendo alla clinica lombarda d'eccellenza i fondi necessari per proseguire l'attività.

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