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Protesi mammarie, sicurezza e consapevolezza

Dopo l'allarme dei giorni scorsi, i sintomi dell'ALCL

Le protesi mammarie sono sicure. Che siano state utilizzate a scopo estetico o ricostruttivo, non presentano alcuna relazione scientificamente provata con la comparsa dell’ALCL, il linfoma anaplastico a grandi cellule che nelle ultime ore ha gettato nel panico le donne che si sono sottoposte a un intervento al seno. »Non ci sono gli estremi per suscitare allarmismo – dice Fabrizio Malan, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, SICPRE –. Tuttavia, è giusto e doveroso informare, spiegando alle donne quali sono i sintomi. Anche se rarissimo, infatti, questo tumore esiste e quindi è importante conoscerne i sintomi, come per qualsiasi malattia». Sempre ricordando, però, che si tratta di una forma estremamente rara. »Nel 2013 – spiega Fabio Santanelli di Pompeo, direttore della scuola di Specialità presso l’Università La Sapienza di Roma e massimo esperto della materia – la Scientific Committee on Emerging and Newly Identifiend Health Risks ha riferito 130 casi nel mondo di ALCL associato a protesi mammarie. Nel 2014, sulla base dei più recenti articoli pubblicati in letteratura, questo numero è salito a quota 173». Ma quali sono i campanelli d’allarme che devono spingere una donna portatrice di protesi a contattare il proprio chirurgo? «In base alle indicazioni del Ministero della Salute – spiega Stefania de Fazio, il consigliere SICPRE che ha partecipato per la Società al tavolo di lavoro indetto appunto dal ministero – il principale è un rigonfiamento sieroso che manifesta almeno 6 mesi dopo l’impianto di protesi, in assenza di traumi o infezioni. In presenza di questo sintomo, le donne vengono sottoposte all’agoaspirato sotto controllo ecografico. Solo quando la diagnosi è certa, si rimuovono le protesi e la capsula, che il tessuto fibroso che le riveste. In assenza di altri sintomi, questo passo è risolutivo per debellare la malattia». Nel frattempo, però, nessun allarmismo. »Mi sono dedicato a questo tema sin dalla segnalazione della Food and Drug Administration americana – spiega ancora Santanelli di Pompeo, che dirige l’unico centro italiano di riferimento per l’ALCL, presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma -. In base ai dati scientifici attuali, non c’è nessun nesso tra l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule e le protesi mammarie, tra l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule e uno specifico tipo di protesi mammarie, tra l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule e la ricostruzione mammaria per pregresso tumore o la mastoplastica additiva estetica». Più sicure di così…

FonteSICPRE
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