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Insegnare a mangiare bene è una faccenda di buon esempio

A mangiare sano s'impara da piccoli

Mi sono avvicinato, non so bene per quale motivo, forse invaso da una sorta di mistico senso di onnipotenza, all'opera omnia di Umberto Eco, scegliendo come punto di partenza “Il nome della rosa” e “il pendolo di Foucault” come secondo romanzo. Non è escluso che cercassi in queste letture una sorta di riscatto dalle deludenti prestazioni nelle materie letterarie ai tempi del liceo, quasi a voler dire a me stesso che, se fossi riuscito a superare il test di una lettura così elevata, gli sguardi compassionevoli della professoressa di Italiano si sarebbero per sempre defilati dai miei ricordi. Un po' come gli agnelli per Clarice Starling, insomma.

Non entro nel merito dei romanzi, che possono piacere o meno, essere ritenuti troppo difficili o meno, molto o poco autocelebrativi dal punto di vista della cultura profusa al loro interno. Non è questo il luogo, ma soprattutto credo che a voi, amici miei, del mio giudizio letterario interessi ben poco. C'è, però, un passo che vorrei condividere con voi, perché lo trovo estremamente illuminante dal punto di vista educativo, poi che lo si voglia applicare all'alimentazione piuttosto che alla vita quotidiana, ovviamente, farete voi.

Il frammento in questione è quello in cui il protagonista rammenta come scoprì che la maggior parte degli insegnamenti non arrivano attraverso grandi discorsi e neppure nei momenti preparati ad hoc per poter inviare messaggi di rara profondità o concetti di grande spessore: la maggior parte degli insegnamenti giungono nei ritagli educativi, quando genitori ed educatori non hanno la minima idea che quel momento insignificante e banale possa produrre l'equivalente della folgorazione paolina sulla via di Damasco. Nello specifico, il protagonista del romanzo, porta come esempio l'episodio in cui dopo avere perorato in tutti i modi possibili e immaginabili, l’abbonamento a un certo settimanale che pubblicava a fumetti i capolavori della letteratura, tentò la carta estrema delle motivazioni: “Il fine di questa rivista è in fondo quello di educare in modo piacevole.” »Il fine del tuo giornale è il fine di tutti i giornali.» fu la risposata del padre »Vendere più copie che si può.»

Abbiamo, amici miei, una responsabilità di cui, come categoria, sembriamo non rendercene conto. Consideriamo l'alimentazione esclusivamente come l'atto di riempire stomaci, senza renderci conto che attraverso la quotidianità diamo ai nostri figli le coordinate per gestire nel modo migliore la loro salute nel tempo a venire. Non è con le parole che indichiamo loro la strada corretta per alimentarsi, ma mostrandola loro giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno [ad libitum, che, per chi avesse più dimestichezza con la matematica, potrebbe anche stare per periodico]

Un saluto e alla prossima

Dr Lice

www.antoniolice.it

Fonte-
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