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Digiunare aiuta a combattere Alzheimer, diabete e sclerosi

La carenza energetica avrebbe effetti antinfiammatori

«Più che il dolor, potè il digiuno», scriveva Dante Alighieri del Conte Ugolino nel ventitreesimo canto dell'Inferno, quello riservato ai traditori della patria. Fatto sta che il digiuno è da sempre riconosciuto come una forza potentissima per costringere l'uomo a piegarsi: tuttavia, può essere considerato anche come una pratica salutare. Anche se il tema divide e non poco. 

Secondo uno studio dei ricercatori dell'Università di Yale, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Nature Medicine, astenersi dall'assumere cibo rappresenta una consuetudine dalle forti proprietà anti-infiammatorie. Infatti digiunare, così come essere a dieta o svolgere un'attività fisica intensa, aiuta la produzione di beta-idrossibutirrato, o BHB, metabolita che funge da fonte alternativa di ATP in stati di carenza energetica che agisce come inibitore diretto dell'NLRP3, proteina che fa parte di un gruppo di sostanze chiamato inflammasoma, responsabile della risposta infiammatoria da parte del sistema immunitario a varie patologie, tra cui morbo d'Alzheimer, diabete di tipo 2, aterosclerosi e sclerosi multipla.

Tale scoperta può tornare molto utile, dunque, a livello medico: il digiuno, la dieta chetogenica o l'attività fisica potrebbero coadiuvare il trattamento di patologie infiammatorie anche gravi. I ricercatori americani sono giunti a questa conclusione grazie ad una sperimentazione sulle cellule immunitarie degli esseri umani, analizzando in particolare la risposta dei macrofagi, le cellule coinvolte appunto nella risposta infiammatoria. Gli stessi scienziati hanno poi verificato che la somministrazione di BHB su cavie da laboratorio con malattie infiammatorie produceva lo stesso effetto di una dieta chetogenica, che induce all'aumento endogeno dei livelli di beta-idrossibutirrato. In entrambi i casi, l'infiammazione nei topi diminuiva. Si tratta di una caratteristica peculiare di questo metabolita: nessun'altra sostanza, infatti, si è dimostrata in grado di inibire l'inflammasoma. 

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