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Gli esperti smentiscono: i tumori non vengono per sfortuna

Sottovalutato il ruolo di prevenzione e fattori ambientali

Un mese fa avevano destato scalpore i risultati di una ricerca condotta dai ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine del Maryland, secondo cui la stragrande maggioranza dei tumori non sarebbero dovuti a uno stile di vita poco salutare, ad una predisposizione ereditaria o a fattori ambientali, bensì piuttosto a pura e semplice sfortuna. Infatti secondo questa sperimentazione circa due terzi delle neoplasie insorgono a causa di mutazioni genetiche legate al caso: per giungere a tale conclusione, gli studiosi si erano concentrati sulle cellule staminali, prendendo in considerazione 31 tipi di cancro differenti, lasciando circa un terzo dei tumori conosciuti al di fuori dell'analisi, sviluppando un modello statistico e matematico ad hoc.

Questi risultati hanno provocato enorme dibattito all'interno della comunità scientifica. Sono in molti, infatti, gli esperti che hanno criticato aspramente il lavoro dei ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine del Maryland: tanto che la rivista specializzata Science, la stessa che ha pubblicato i dati di tale sperimentazione, a distanza di poche settimane ha deciso di dare spazio a cinque lettere di disapprovazione giunte da altrettanti specialisti del settore. Tutte le missive giudicavano come pericolosamente fuorvianti i risultati dello studio in questione, sia per quel che concerne il metodo che dal punto di vista delle conclusioni, che finiscono col sottovalutare in maniera piuttosto pesante il ruolo della prevenzione e dei fattori ambientali che possono scatenare una neoplasia.

Ad esempio un gruppo coordinato Nicholas Ashford, del Massachusetts Institute of Technology di Boston, ha tenuto a precisare come molte forme di tumore siano causate da un processo che comprende due fasi: l'inizio delle mutazioni genetiche ed una conseguente serie di errori genetici, che tuttavia non sarebbero dovuti al caso, quanto più spesso a fattori esterni come virus, inquinamento, obesità, infiammazioni. Sotto accusa anche il concetto stesso di «sfortuna»: secondo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, sarebbe inaccettabile parlare di malasorte in campo scientifico, se non altro perché l'insorgenza di tutte quelle mutazioni che oggigiorno definiamo come casuali un domani potrebbe essere spiegata attraverso una serie di fattori ambientali, oggi sconosciuti, che ne scatenano l'inizio.

Nonostante il coro di critiche piovute sullo studio condotto, i ricercatori del Maryland hanno reagito in maniera estremamente positiva, accettando i commenti negativi rivolti al proprio lavoro come un sano e intelligente dibattito riguardo l'origine delle neoplasie. D'altronde, si difendono, si sa che i tumori possono insorgere per tre motivi: fattori ambientali, cause ereditarie e mutazioni genetiche. Se le prime due erano state già oggetto di ricerche, la comunità scientifica non era mai riuscita a misurare l'impatto della terza sulla genesi del cancro: sfortuna o meno, ai ricercatori del Maryland il merito di aver rivelato per lo meno quanto il ruolo di queste mutazioni, apparentemente casuali, possa essere importante.  

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