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Tu chiamale se vuoi emozioni

Ricercatori di Catanzaro avanzano una nuova teoria

A chi non è mai successo di essere vittima di un deja vu: dal francese «già visto», si tratta di un fenomeno psichico per cui chi ne è colpito avverte la sensazione di assistere ad un evento già vissuto in precedenza. Una specie di falso ricordo, o falso riconoscimento, correlato ad una sensazione di familiarità di un'immagine: o forse un'anomalia del sistema, secondo i cultori della trilogia di Matrix.

Sebbene si tratti di un fenomeno spesso studiato dalla comunità scientifica, il deja vu rimane una specie di mistero sul quale si possono avanzare semplicemente delle teorie. Questa specie di alone di mistero che avvolge un tale evento ricalca una famosa scena di «Ricomincio da capo», film con Bill Murray in cui il protagonista, un meteorologo, si trova a rivivere lo stesso giorno all'infinito: quando chiede alla proprietaria della pensioncina in cui alloggia, una signora di una certa età dall'indole semplice, se avesse mai avuto un deja vu, la donna gli risponde candidamente: «Non credo, ma vado a vedere in cucina».

Ora, la comunità scientifica non brancola poi così nel buio. In effetti lo psicologo Alan S. Brown, in uno studio, ha voluto riassumere le principali teorie che tentano di spiegare il fenomeno: da quella neurologica, secondo la quale si tratterebbe di una specie di breve episodio di epilessia, a quella del processamento duale, per cui il deja vu sarebbe legato ad una momentanea, rara disattivazione del sistema di recupero della memoria. In questa ricerca si inscrivono anche la teoria attenzionale, che parla di un black-out dell'attenzione di un individuo, e quella amnestica, che ricollega il fenomeno ad un errore mnemonico in cui non si riesce a richiamare il contesto di un ricordo.

Uno studio recente dei ricercatori del CNR di Catanzaro, in collaborazione con l'Istituto di Neurologia dell'Università Magna Grecia della stessa provincia, ha voluto indagare il deja vu mettendo a confronto il cervello di soggetti sani con quello di pazienti afflitti da qualche patologia, come ad esempio individui che soffrono di epilessia. Questi ultimi presentano anomalie localizzate nella corteccia visiva e nell'ippocampo, le aree cerebrali deputate appunto al riconoscimento visivo e alla memorizzazione a lungo termine: da qui, la possibile spiegazione della sensazione di deja vu riportata dai pazienti in seguito ad un attacco epilettico.

Al contrario, per i soggetti sani che vivono questo fenomeno si tratterebbe sempre di un'anomalia, ma avvertita in un'altra area del cervello, ovvero sia la corteccia insulare, che detiene il compito di convogliare le informazioni sensoriali all'interno del sistema limbico/emotivo. Da questo si deduce come per gli individui che non presentano alcune patologie non si tratterebbe di un ricordo alterato, quanto piuttosto di un fenomeno di alterata sensorialità: ovvero sia, veniamo colpiti da deja vu a causa della sensazione che proviamo mentre assistiamo ad un evento presente, sensazione che richiama uno stimolo precedentemente associato ad un'altra immagine. 

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