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Medici USA favorevoli alla circoncisione

Operazione di natura religiosa per ebraici e musulmani

La circoncisione rappresenta una pratica piuttosto diffusa: si stima che circa un terzo delle persone di sesso maschile si sia sottoposto a questa operazione, precipuamente per motivi religiosi o culturali, in secondo luogo per preferenza personale. Si tratta di rimuovere chirurgicamente il prepuzio dal pene: abitudine pressoché universale tra i neonati in Israele, comune negli Stati Uniti, rara in Europa. Ad ogni modo, sebbene nessuna organizzazione medica la consigli e nemmeno la vieti, la circoncisione pare avere effetti positivi sulla salute dell'uomo: alcune ricerche infatti suggeriscono che tale pratica riduca il rischio di infezione da malattie sessualmente trasmissibili quali HIV e Papillomavirus.

Non è quindi un caso che i medici statunitensi, in questi giorni, per voce del Center of Diseases Control and Prevention, abbiano affermato che la circoncisione rappresenti una pratica utile a livello di salute: con buona pace dei maschietti europei, che solo a sentir parlare di questa operazione sentono un profondo dolore nei loro bassifondi. È dal 2009 che gli scienziati d'oltreoceano, dove come detto in precedenza tale operazione risulta piuttosto diffusa, si battono affinché vengano riconosciuti tali benefici per l'organismo: tuttavia, per la prima volta vi è una chiara affermazione in un documento ufficiale, da approvare entro 45 giorni.

Secondo i ricercatori americani, portare i bambini in sala operatoria entro poche ore dalla nascita per farsi rimuovere il prepuzio ridurrebbe drasticamente il rischio di contagio delle malattie sessualmente trasmissibili: sembra infatti che, ad esempio, l'HIV attacchi in particolar modo le cellule di Langerhans, presenti sulla parte superficiale della cute del pene, dunque rimuovendola si abbassano le possibilità di infezione. Tuttavia, i benefici della circoncisione non si fermerebbero qui: tale pratica diminuirebbe anche la probabilità di insorgenza di tumore del pene e di infezioni delle vie urinarie.

Per ciò che concerne la neoplasia, piuttosto rara in verità ma possibile, si ritiene che la circoncisione azzeri il rischio di fimosi e abbassi il pericolo di infezione da Papillomavirus, entrambe condizioni correlate allo sviluppo di questo particolare tipo di cancro; mentre, per le infezioni delle vie urinarie, la pratica di rimozione del prepuzio riduce la quantità di batteri a causa del passaggio dell'urina dall'orifizio del pene. Non sarebbe dunque un caso che tra la popolazione ebraica, dove la circoncisione rappresenta un obbligo religioso, siano praticamente assenti i casi di tumore del pene, mentre al contrario nella Gran Bretagna, dove i tassi di questa operazione sono in calo, l'incidenza del carcinoma sia aumentata del 70%.

Ovviamente tale pratica comporta anche dei rischi, minimi per la verità, e soprattutto discussioni riguardo l'etica della pratica, di consenso informato e di autonomia decisionale: vi sono alcune organizzazioni, in Francia, che invitano i figli di genitori che hanno deciso per la circoncisione a denunciare gli stessi per la mutilazione del proprio corpo; mentre alcuni tribunali europei hanno giudicato illegale la circoncisione se non per fini strettamente terapeutici. Semplice questione culturale? Il dibattito rimane più che mai aperto, anche dopo la dichiarazione dei medici statunitensi.  

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