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Per prevenire il tumore alla prostata, occorre fare sesso

L'eiaculazione aiuta a eliminare sostanze cancerogene

«Fare sesso è naturale e fa bene ad ogni età: non c'è niente di immorale e beato chi lo fa», affermavano i Neri per Caso in una famosa canzone degli anni '90. Quando c'è sentimento, non c'è mai pentimento: e in effetti la comunità scientifica è concorde nell'attribuire a questa speciale attività fisica dei notevoli benefici. Vari studi hanno attribuito al sesso la capacità di curare la cefalea a grappolo – dunque, niente più mal di testa come scusa per non farlo – la sindrome di Ekbom – detta anche sindrome delle gambe senza riposo – e raffreddore, mentre aiuta a prevenire diabete e colesterolo soprattutto negli uomini, grazie all'aumento di testosterone.

Secondo i ricercatori dell'Università di Montreal e dell'INRS, i benefici dell'amplesso negli individui di sesso maschile sarebbero notevoli anche a livello di prevenzione di tumore alla prostata, patologia tra le più diffuse: si stima che rappresenti circa il 15% delle neoplasie diagnosticati all'uomo, con più di 36000 nuovi casi l'anno. Le statistiche dicono che un uomo su sedici contrarrà questa malattia nel corso della propria esistenza: un buon modo per cercare di prevenirla, secondo la sperimentazione canadese, sarebbe quella di fare tanto sesso.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, ha visto la partecipazione di 3208 volontari, di cui 1618 in piena salute che rappresentavano dunque il gruppo di controllo e 1590 a cui era stato diagnosticato il cancro alla prostata. Sottoposti ad alcune domande riguardanti la sfera sessuale, è risultato che gli uomini che avevano avuto molti rapporti, in special modo chi dichiarava di aver avuto un amplesso con più di 20 donne nel corso della propria esistenza, vedeva ridotto del 28% il rischio di sviluppare la neoplasia, con una riduzione del 19% per quel che concerne i tumori più aggressivi.

Un inno al latin lover e all'amante seriale? Forse, sebbene tale ricerca non si traduca in un incitamento a ricoprire comportamenti maggiormente libertini. In realtà, già altri studi avevano evidenziato che una frequenza più elevata di eiaculazioni possiedano un effetto protettivo, in quanto si traduce in una riduzione della concentrazione di sostanze cancerogene nel liquido prostatico. Confermata un'incidenza doppia per cause genetiche, in caso cioè di presenza di famigliari affetti dalla medesima malattia: negata al contrario la correlazione tra numero di infezioni contratte sessualmente e lo sviluppo di tumore, sebbene una percentuale troppo bassa di volontari abbia ammesso di averne sofferto, così come l'età del primo rapporto sessuale non influenzava il risultato finale.

Per quel che concerne i rapporti omosessuali, al contrario, l'ammissione di aver avuto plurimi partner durante la propria esistenza produceva un aumento del 50% della probabilità di sviluppare tumore alla prostata, percentuale che si alzava in maniera spropositata fino al 500% se si circoscrive la statistica ai casi meno aggressivi. Un risultato che dovrebbe dar origine ad ulteriori sperimentazioni per indagarne le cause: secondo le ipotesi dei ricercatori canadesi, la ragione potrebbe trovarsi nei traumi fisici a carico della prostata che il sesso anale può produrre. 

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