spot_imgspot_img

L’orzo aiuta il cuore a recuperare da un infarto

Pur essendo un cereale particolarmente apprezzato, pochi conoscono le potenti caratteristiche fitoterapiche dell'orzo. Nonostante il primato come più antico cereale coltivato dall'uomo, infatti, esso ha rischiato di finire nel dimenticatoio a favore del frumento, soprattutto per quel che concerne il processo di panificazione: ma fortunatamente, negli ultimi tempi l'orzo è stato riscoperto, e a beneficiarne è tutto l'organismo.

Spesso paragonato al mais, esso presenta un maggiore contenuto proteico a fronte di una minore concentrazione lipidica: il 70% della sua composizione è costituito da carboidrati, mentre le fibre si attestano sul 9%. Ricchissima fonte di sali minerali importantissimi quali magnesio, fosforo, potassio, ferro e zinco, l'orzo si caratterizza anche una discreta quantità di vitamine, tra cui la E e quelle del gruppo B. La presenza di betaglucano, invece, aiuta l'organismo a diminuire l'assorbimento di carboidrati, risultando dunque utile nell'abbassamento della glicemia.

Grazie a questo quadro, l'orzo possiede dunque proprietà mineralizzanti, antinfiammatorie, emollienti, topiche e digestive. Ma studi recenti su questo cereale evidenziano come i giovamenti legati all'assunzione di orzo non si fermano qui. Secondo una ricerca degli scienziati dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, in collaborazione con l'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e la Fondazione Toscana G. Monasterio, l'orzo infatti stimolerebbe la produzione di nuovi vasi sanguigni in seguito ad uno stress ossidativo. Ciò comporta che l'orzo può aiutare i cuori di persone infartuate ad auto-ripararsi.

Secondo i ricercatori la ragione di un tale risultato sarebbe da attribuire proprio alla concentrazione di betaglucano all'interno dell'orzo. I betaglucani sono frazioni solubili di fibre alimentari: oltre ad essere associate a caratteristiche lassative, negli ultimi tempi alcuni studi hanno evidenziato le proprietà promettenti di questi composti nel contenere i livelli di colesterolo. In questo caso, i betaglucani aumenterebbero invece la produzione di un'enzima essenziale per le difese antiossidanti delle cellule dell'endotelio, stimolandolo così alla formazione di nuovi vasi sanguigni, cosa difficile che avvenga in un cuore infartuato. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati in questi giorni dal Journal of Cellular and Molecular Medicine.

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli