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Nuove prospettive di cura per il tumore del polmone

Oncologia

Trattare il carcinoma polmonare avanzato a piccole cellule (neoplasia polmonare che origina dalle cellule dei grossi bronchi, altamente maligno e metastatico) attraverso la radioterapia toracica in aggiunta al trattamento standard prolunga significativamente la sopravvivenza a lungo termine e riduce la possibilità di recidive di quasi il 50 per cento. Ad affermarlo una recente ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet e presentata a San Francisco presso ASTRO 2014 il meeting annuale sulla radioterapia oncologica.

Gli autori affermano che la radioterapia toracica è ben tollerata dai pazienti e che nei casi in cui il tumore risponde bene alla chemioterapia, dovrebbe essere regolarmente prospettata come trattamento. 
Il tumore polmonare avanzato a piccole cellule è molto aggressivo e rappresenta circa il 13 per cento di tutti i tumori polmonari. La maggior parte dei pazienti presenta metastasi estese ad altre zone del corpo.

Come afferma Ben Slotman, autore principale dello studio e docente in Radioterapia Oncologica presso lo University Medical Center di Amsterdam, Olanda, negli ultimi anni è stato fatto qualche progresso nel migliorare la sopravvivenza dei malati di questa particolare forma di cancro, trattandola con radioterapia cranica preventiva (per ridurre il rischio che il cancro si diffonda al cervello) dopo la chemio. Procedura ormai considerata standard. Tuttavia, la sopravvivenza dei pazienti con malattia estesa rimane scarsa (2 anni di sopravvivenza inferiore al 5 percento) e la probabilità che questo tipo di cancro si diffonda in altre parti del corpo rimane purtroppo alta.
Nella maggior parte dei pazienti il tumore persiste anche dopo la chemioterapia, ma la radioterapia toracica locale non è generalmente consigliata a causa della diffusione della malattia al di fuori del torace. Si tende a riservarla per eliminare o ridurre i sintomi del male avanzato.

In questo studio di fase 3, Slotman e colleghi hanno prescritto radioterapia cranica profilattica insieme a quella toracica per più di due settimane in modo casuale a 498 adulti che rispondevano positivamente alla chemioterapia di prima linea. I pazienti erano in cura in quarantadue centri in quattro Paesi (Paesi Bassi, Regno Unito, Norvegia e Belgio). Nonostante nel primo anno la sopravvivenza globale sia stata molto simile in entrambi i gruppi, dopo due anni il 13 percento dei pazienti trattati con radioterapia toracica erano ancora vivi rispetto al 3 percento di quelli trattati con follow-up standard. I pazienti sottoposti a radio toracica sono sopravvissuti in media per 6 mesi senza peggioramenti della malattia. Inoltre, solo il 20 percento dei pazienti trattati con radioterapia toracica ha sviluppato recidive del tumore rispetto al 46 percento dei pazienti che non hanno ricevuto radio al torace. Peraltro le radiazioni sono state ben tollerate, senza gravi effetti tossici. Gli effetti collaterali più comuni sono stati l’affaticamento e la dispnea (respiro corto).

Secondo il professor Slotman, mentre il controllo locale della malattia è stato buono, purtroppo nella maggior parte dei pazienti la progressione della malattia al di fuori del torace e del cervello è continuata, ciò significa che il trattamento attraverso radioterapia supplementare dovrà essere studiato anche nei siti di malattia extratoracica. 
Infine, Jan van P Meerbeeck, dell’Università di Ghent e Anversa in Belgio, e David Ball, dell'Università di Melbourne in Australia, sottolineano che il trattamento radioterapico sottolineato dallo studio di Slotman e colleghi non essendo tecnicamente complesso può rappresentare una modalità di cura semplice e a basso costo soprattutto per i reparti di radioterapia con risorse economiche limitate.

Novità anche nel tumore non a piccole cellule. L’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, ha avviato quest’anno un programma multidisciplinare che ha chiamato Tumore del Polmone Chemio-free.
Come afferma il direttore scientifico Umberto Veronesi, l’obiettivo è integrare tutti i più avanzati strumenti di imaging, di trattamento chirurgico e di ricerca genetica per ridurre al minimo la tossicità delle cure e, in particolare, fare in modo che nessun malato debba sottoporsi a chemioterapia, anche nello stadio più avanzato. Il programma si basa su dati ampiamente dimostrati in letteratura per il cancro polmonare non a piccole cellule ( 80 percento dei casi ).
In stadio uno A e B (un piccolo nodulo senza linfonodi interessati) il tumore guarisce nell’ 85 percento dei casi con un intervento mini-invasivo o con video-toracoscopia (laparoscopia in 3D), praticando  piccoli fori nella cute, o con robot, ancora  senza ampi tagli chirurgici. La malattia si risolve in sala operatoria senza chemioterapia né radioterapia.

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